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Il presidente e il CEO di World Sailing Kim Andersen e Andy Hunt, contestati da buona parte del mondo velico

Londra, UK– C’e’ stato del marcio a Sarasota? Senza scomodare l’Amleto, il danese presidente di World Sailing Kim Andersen e l’inglese non velista CEO Andy Hunt sono al centro della bufera per il contestatissimo voto del Council sulla Submission 037/18 che ha riaperto la selezione delle classi olimpiche per Parigi 2024. Da quel voto, che aveva bisogno di una maggioranza del 75 per cento, e’ poi scaturita l’uscita del Finn e l’adozione della “Mixed Offshore Keelboat”.

Il presidente e il CEO di World Sailing Kim Andersen e Andy Hunt, contestati da buona parte del mondo velico

Come gia’ uscito su alcuni media velici internazionali nei giorni scorsi, il dettaglio del voto elettronico segreto, reso noto solo dopo alcune settimane, ha portato che ad almeno tre membri del Council sarebbero stati assegnati voti diversi da quelli effettivamente espressi.

I tre consiglieri, che hanno gia’ segnalato come il loro voto computato sia stato diverso da quello effettivamente espresso, sono l’ungherese Gyorgy Wossala, gia’ olimpico di FD e Soling e tutt’ora attivo in quest’ultima classe di cui e’ stato anche campione europeo, il canadese Peter Hall, gia’ campione del mondo Lightning e Soling, e l’israeliano Zvi Zlvlat. Nello specifico, e le loro dichiarazioni sono disponibili nei video YouTube della riunione del Council, la loro presa di posizione, con intenzione di votare “reject” alla Submission 037/18, e’ stata espressa pubblicamente, in modo chiaro, ed era nota. L’Italia, per mano del Consigliere Walter Cavallucci, aveva votato contro la Submission.

Al momento del voto elettronico, con non pochi problemi tecnici che il CEO Andy Hunt ha tentato di risolvere anche in modo goffo, i loro tre voti sarebbero poi stati registrati in modo diverso. A Wossala e’ stato assegnato un “abstain”, astenuto, ad Hall e a Slvlat un “approve”, approvato. Con questi tre voti la maggioranza e’ cambiata rsaggiungendo un 79 per cento (31-9) che invece non sarebbe stato ottenuto. Con i voti regolarmente espressi la maggioranza sarebbe stata di 29-11, ovvero il 72,5 per cento, inferiore al 75 per cento richiesto da Statuto WS per riaprire la votazione sulla Submission specifica.

Alle prime proteste il CEO Andy Hunt ha risposto con la solita fermezza, scrivendo che nonostante alcune difficolta’ nella gestione degli strumenti per il voto elettronico, la votazione doveva essere considerata regolare.

Oggi arriva anche una lettera di fuoco delle federazioni sudameriucane (Argentina, Brasile, Uruguay) che chiede formalmente l’apertura di un’inchiesta e la non gestione della stessa, per chiaro conflitto d’interessi, da parte del Board e del CEO Andy Hunt. Si parla di irregolarita’ formali, se non addirittura di “chiaro sabotaggio”, nella gestione del voto a Sarasota.

La lettera dalla Federazione Argentina di Yachting, il cui membro Pablo Masseroni era presente al voto di Sarasota. Couretsy Sailing Illustrated

Nella lettera si chiede che i tre consiglieri possano formalmente esprimere il loro voto, cambiando quindi radicalmente la maggioranza e bocciando la Submission, il che implica la non esistenza di ogni ulteriore azione.

Uno scandalo in World Sailing quindi? Certamente una gestione che dire sospetta e’ poco da parte di World Sailing e, visti gli interessi in gioco (lobby della FFV per la Keelboat e azioni di Hunt volte a ridurre il potere del Council a favore del Board), una situazione che dovra’ essere necessariamente risolta per la credibilita’ della vela.

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