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Uno dei voting pad usati nella cotestata votazione di Sarasota

Londra– Si fa ancora piu’ pesante, per non dire irrespirabile, l’aria attorno ai vertici di World Sailing. Dopo i tre membri del Council (Wossala per l’Ungheria, Hall per il Canada e Ziblat per Israele) che hanno dichiarato che il loro voto fu registrato diversamente da quello espresso, nella contestata votazione sulla Submnission 037/18 che porto’ all’esclusione del Finn e all’ammissione della Mixed Offshore Keelboat per Parigi 2024, c’e’ ora un quarto caso confermato.

Kim Andersen e Andy Hunt nella contestata riunione del Council del 2 novembre scorso a Sarasota

Fare Vela ha potuto verificare la posizione del consigliere per l’area caraibica, che scrive nero su bianco che il suo voto fu diverso da quello pubblicato nei report emessi da World Sailing. La vicenda, via Associated Press, e’ addirittura finita sulle colonne di un quotidiano autorevole come il Washington Post, dopo che tutti i principali media velici internazionali ne hanno parlato.

Il quarto voto mal registrato abbasserebbe ancora di piu’ il risultato raggiunto, facendo mancare quel quorum del 75 per cento necessario per rivedere le scelte sulle classi olimpiche e, di conseguenza, aprire la strada alla Mixed Keelboat Offshore spinta dalla forte lobbying di ispirazione francese. Gia’ con i tre voti contestati il risultato raggiunto si sarebbe fermato al 72 per cento, con il quarto scenderebbe al 70. In pratica, senza aver ottenuto il quorum, tutte le votazioni successive non si sarebbero mai svolte lasciando le classi invariate sulla base delle scelte del maggio 2018 (singolo maschile, singolo femminile e singolo misto, con il Finn che avrebbe mantenuto il suo status olimpico).

Qui le immagini dal Council in cui si evidenziano le difficolta’ tecniche nel voto elettronico a Sarasota:

Il consigliere caraibico, da quanto abbiamo potuto leggere, ha poi dichiarato di aver verificato il suo voto negativo sulla Submission e di aver comunicato per scritto un chiarimento al CEO di World Sailing Andy Hunt. Hunt ha risposto di aver inoltrato la questione al presidente Kim Andersen. A sua volta Andersen ha fatto sapere che una volta esaminato a fondo il caso “vedremo quale azione intraprendere”. Il consigliere caraibico ha ribadito poi che la sua scelta, coerente al suo intervento in sede di Council a Sarasota, era “contraria fortemente alla Mixed Offshore Keelboat”.

Qui la replica della riunione del Council del 2 novembre, dove sono evidenti gli interventi contrari alla Submission dei consiglieri di Ungheria, Canada, Israele.

La linea seguita sin’ora da Hunt e’ stata quella di classificare come errore di voto l’incongruenza segnalata dai tre consiglieri. Con il quarto caso, la gestione del voto elettronico, che in sede di Council a Sarasota fu oggetto di non pochi problemi tecnici, dovra’ necessariamente essere riesaminata o addirittura riaperta.

La posizione del board di World Sailing sta iniziando a cedere di fronte alle evidenze di voti gestiti in modo singolare da Andy Hunt. In un mondo normale le dimissioni del CEO dovrebbero essere gia’ sul tavolo, come segnala anche il sito Sailing Anarchy in un articolo assai duro contro la “Tirannia di WS”. SA segnala anche che in seno al board il vicepresidente spagnolo Ana Sanchez e Gary Jobson per gli Stati Uniti avrebbero iniziato a dissociarsi dalla gestione del caso. Se confermata, ma i quattro membri del Council hanno gia’ messo per scritto la loro posizione contraria alla famosa Submission, la gestione del voto a Sarasota diventerebbe il maggior scandalo nella storia del governo della vela mondiale.

Uno dei voting pad usati nella cotestata votazione di Sarasota. Ma una bella votazione per alzata di mano, pubblica e immediatamente verificabile come si usava una volta, non sarebbe stata preferibile? Si noti che il verbale con i voti registrati e’ stato pubblicato da World Sailing sono diversi giorni dopo la fine dell’Assemblea di Sarasota

Al di la’ della scelta Finn si o Finn no, e’ la modalita’ di gestione, con rottura delle prassi consolidate nel Council della federazione internazionale della vela e accentramento decisionale nel Board, a destare stupore. E così per la governance futura ipotizzata da Hunt, che di fatto esautorerebbe il Council di ogni potere decisionale.

Come uscirne? Il presidente Kim Andersen e il CEO Andy Hunt dovranno necessariamente dare delle risposte concrete, smettendo di far finta che non sia successo niente. Lo hanno gia’ chiesto le federazioni sudamericane, che hanno messo nero su bianco di volere un’inchiesta formale indipendente e la ripetizione del voto. Lo chiede a questo punto tutta la comunita’ velica internazionale.

Il recente successo della Star Sailors League ha dimostrato come la strategia di rincorsa di un’audience con classi senza basi sportive reali, come il kiteboard (che ad Aarhus 2018 per le donne e’ stato un flop clamoroso) e una Offshore Mixed Class che ancora non esiste, sia in realta’ una chimera.

Significative in tal senso le parole di Paul Cayard, campione sempre attento all’evoluzione della vela, che alla conferenza stampa alla SSL di Nassau ha così risposto alla domanda di Fare Vela: “I cambiamenti sono sempre difficili da digerire, ma in World Sailing questa volta si sono presi delle enormi responsabilita’ di fronte a tutta la comunita’ velica. Adesso il Finn, prima la Star era stata fatta uscire perche’ si diceva che costava troppo ed era logistricamente complessa, ora si propone una barca che costa oltre 100.000 dollari senza sapere esattamente quale sia. La keelboat offshore e lo spettacolo… in WS dovrebbero sapere che di notte le barche si ritroverebbero a ciondolare in bonaccia dietro a Santa Catalina (il riferimento e’ all’isola davanti a Long Beach, sede velica dei Giochi del 2028, Ndr) come sa chiunque conosce le condizioni estive del Sud California”.

La vela e’ gia’ splendida. Basta conoscerla, riprenderla e proporla in modo completo e diretto. E qui forse sta il vero problema, visto che il CEO attuale di World Sailing e’ un non velista…

I voti registrati al Council del 2 novembre scorso diffusi da World Sailing e pubblicati da Tom Ehman su Sailing Illustrated:

Si noti che la maggioranza 31-8 (all’ungherese Gyorgy Wossala e’ stato assegnato un astenuto invece di un reject, il che avrebbe portato a 31-9) sarebbe diventata, con i tre voti contestati di 28-12, ovvero il 70 per cento, inferiore al 75 per cento richiesto dallo statuto WS per procedere alle votazioni successive.                    

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