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La classe internazionale Finn augura un buon 2019 a tutti i suoi atleti… ma sono auguri al vetriolo per i vertici di World Sailing, colpevoli di aver cancellato, con procedure a dir poco oscure, la tradizione stessa della vela olimpica. In basso riportiamo la lettera aperta inviata il primo gennaio dal presidente IFA Balasz Hajdu ai finnisti di tutto il mondo. Qui ci soffermiamo sul senso stesso dell’olimpismo, che il Finn rappresentava in ogni sua parte e che la misteriosa (ma scommettiamo che sara’ un cantiere francese a produrla…) Mixed Offshore Keelboat non potra’ mai rappresentare.

Vi siete mai chiesti perche’, per dirne solo alcune, il lancio del disco o del giavellotto sono uguali piu’ o meno dai tempi di Olimpia? Perche’ l’Otto Con nel canottaggio non apre al foil? O perche’ esiste ancora la Maratona e nessuno si sogna di disputarla con dei pattini ai piedi? Gli esempi sarebbero decine, in tutti gli sport.

La tradizione conta. L’eredita’ dei campioni e l’immedesimazione dei giovani atleti, selezionati per qualita’ e spirito di sacrificio non per censo, e’ un volano sportivo eccezionale. Chi non ha iniziato a giocare a tennis per imitare il Panatta del 1976 o a sciare per fare il Tomba dell’Appennino? Nel nostro caso centinaia sono state le iscrizioni a corsi di vela sulla scia delle notti magiche di Luna Rossa e innumerevoli i giovani derivisti nei circoli che sognano di diventare Ben Ainslie o Robert Scheidt.

Non e’ il mezzo a far da traino, ma il campione. La sua immagine, lo sforzo compiuto per arrivare in cima alla piramide dopo infinite selezioni. La vela ha saputo rinnovarsi, il Finn stesso e’ passato dagli alberi e scafi di legno agli alberi alari in carbonio, il Laser ha adottato vele radiali e nuove manovre, si e’ passati agli skiff, ma si e’ sempre rispettata una procedura che vedeva prima una classe, poi la pratica diffusa in piu’ Paesi possibili, e poi la concessione dello status olimpico in base a una specifica disciplina (singolo, doppio, barca a chiglia…).

L’attuale governance di World Sailing, che fa capo al presidente Kim Andersen e al CEO non velista Andy Hunt, ha invece deciso che la vela debba essere radicalmente cambiata per diventare appetibile. Ma a chi? Alle televisioni? Ma su… la recente Star Sailors League Final di Nassau ha dimostrato come, se ben ripresa e raccontata, anche una regata con una barca che va a cinque/sei nodi in bolina e a otto in poppa sia attraente e spettacolare. La SSL e’ stata assai piu’ coinvolgente della Coppa di Bermuda 2017, per esempio. A Rio 2016 la produzione TV manco’ la piu’ spettacolare delle regate, quella dei Finn e dei 470 che regatavano in oceano fuori Copacabana in 25-30 nodi di vento e onde di tre metri. Fu uno spettacolo assoluto, che questa testata ebbe il privilegio di vedere dal vivo ma che la televisione manco’ completamente alla caccia di noiosissime storie basate sulla velocita’ fine a se stessa.

E’ il combattimento ravvinato a coinvolgere. L’intensita’ e la sofferenza degli atleti ad attrarre. Proprio come nella Maratona… altrimenti chi guarderebbe dei podisti che corrono per 42.195 metri o una tappa dolomitica del Giro?

L’errore di Hunt sta nel non conoscere le reali dinamiche che governano e regolano questa disciplina che si chiama vela. Che e’ composta da un gran numero di praticanti amatoriali che si riunisce e si identifica con gli atleti e alcuni grandi campioni. E’, soprattutto, uno sport di praticanti, non di spettatori passivi. Tanto che, imprese lunarossiane a parte, siamo solo noi appassionati a seguire gli eventi internazionali. Voler trasformare la vela olimpica in una sorta di circo funambolico (vedi kiteboard) o Route du Rhum (vedi Offshore Keelboat) e’ un autogoal clamoroso. Si rischia di perdere la base senza conquistare nessun nuovo spettatore. E invece, sull’altare dei profitti (sponsor, ma quali?) e degli interessi privati (industria nautica francese) si rischia di compromettere la filiera che costuisce la pratica stessa della vela: giovani-classi-circoli-campioni-emulazione-armatori-volano nautico.

Il forzato ingresso del kiteboard tra le discipline veliche olimpiche assomiglia all’ingresso di un elefante in una cristalleria. Chiunque conosce i kiter sa bene che a loro delle regate e dell’agonismo interessa pochissimo. Loro, e molti velisti che a fine regata scappano a far kite nella spiaggia vicina e ventosa, basano la loro attivita’ sul divertimento e sul concetto di beach & Fun, in assoluta liberta’. Il limite fisico delle boe e’ per loro come togliere l’aria a un delfino che gioca nel mare. Il kiteboard e’ disciplina divertentissima ma non ha il dna della vela. Merita una sua medaglia sull’onda dei nuovi urban sport voluti dal CIO: bici, skate, surf. Ma non c’era alcun bisogno che la togliesse alla vela.

Togliere il Finn per una barca offshore a chiglia mista? Tradotto, significa togliere il citius, altius, fortius e la diffusione generalizzata prevista dall’olimpismo per privilegiare il censo, la forza economica di pochi Paesi o di singoli privati ricconi. Si dira’, e non senza ragione, che qualsiasi campagna olimpica di alto livello costi molti soldi. Ma qui la base di partenza sarebbe di oltre 100.000 euro e la medaglia riservata a chi potra’ spendere di piu’… e godere della fortuna.

Gia’, perche’ si vende la Route du Rhum o il Vendee Globe, quando invece si avra’ una regata costiera di 400 miglia davanti alla costa del Golfo del Leone d’agosto… t’immagini che spettacolo le barche in calma piatta alle dieci del mattino in attesa di quello strano fenomeno conosciuto come brezza di mare… Con una raffichetta qualsiasi che assegna un Oro olimpico?

Nulla di nuovo sotto al sole. La vela sta facendo le spese degli interessi di poche persone, proprio come sta accadendo in faccende piu’ serie in giro per il mondo. La Carta Olimpica, la possibilita’ di inseguire un sogno per chiunque pesi piu’ di 85 Kg, la fissazione con le classi miste, che non fanno parte della storia dello sport. Tutto viene stracciato sull’altare degli interessi francesi e di un CEO che velista non e’ mai stato. Perche’ esiste, per esempio, la pallavolo maschile e quella femminile? Perche’ il canottaggio maschile e quello femminile? Le classi femminile le aveva gia’, il Nacra 17 misto e’ stata una buona intuizione ma non c’era bisogno d’arrivare agli estremi di quattro eventi misti. Appare decisamente troppo.

World Sailing va avanti a testa bassa. Hunt ha ingaggiato un potente studio legale per rispondere all’indagine dell’Antitrust della CE sulla questione dei monopoli. Dovra’ anche difendersi, a dirla tutta, dalle azioni che alcuni dei quattro membri del Council, il cui voto e’ stato male assegnato arrivando a sovvertire il risultato di una votazione decisiva, stanno intraprendendo. In particolare Gyorgy Wossala, il delegato ungherese connazionale di Balsz Hajdu, il cui prestigio all’interno della Comunita’ Velica Internazionale e’ noto, pare sia rimasto assai contrariato del trattamento riservato al suo voto, ampiamente annunciato come negativo sulla Submission 037/18 di Kim Andersen e Andy Hunt.

L’IFA scrive che non sta agendo al di fuori di World Sailing, ma certo alcune azioni presso il Comitato Olimpico Internazionale di Losanna e il Tribunale Arbitrale dello Sport potrebbero essere intraprese. Ricordiamo che il CIO dovra’ comunque ratificare subito dopo Tokyo 2020 le discipline presentate da World Sailing per Parigi 2024 e che nei prossimi Meeting WS ci sara’ ancora battaglia.

Gyorgy Wossala

Questa la lettera aperta inviata dall’IFA ai finnisti iscritti alla classe:

“We begin 2019 with a heavy heart and an immense task ahead of us – how to maintain and enrich the health of our beloved class in the light of the news from November that we might no longer have a place in the Olympic programme for 2024.

It is a challenging time for all of us. I quite understand the feelings of frustration, helplessness, anger and grief that have been displayed since November. The subsequent events concerning faulty votes that could have potentially overturned the decision have not really helped our feelings of disappointment in the whole process.

The IFA maintains its position that the decision taken in November in Sarasota, to add an offshore keelboat event and drop the event that was intended for the Finn, is not in the best interests of sailors or sailing at the Olympics. Despite assurances that Finn sailors could convert to the keelboat, it was an empty promise, made only to ensure the success of the submission. With no equipment available for sailors above 85 kg, a large part of the sailing world will be excluded and feel disenfranchised from Olympic competition. We feel this is a huge loss to the competitive, technical and traditional side of the Olympic Games. The Finn Class is widely regarded as the elder statesman to the Olympic sailing classes, and its loss will be felt much wider than the athletes who would have taken part.

The Council decision in November to approve the last minute offshore keelboat submission of the WS board was very narrowly passed, and it has since been contested by four distinguished and long standing Councillors who claim their vote was recorded incorrectly. Various reports were published about the reliability of the voting system used, but just before Christmas, Council approved the minutes from November despite 11 councillors rejecting it. We had hoped that Council would take the brave decision to correct the vote on submission 37, but it was not to be and we now have to plan for the future.

What I am able to say is that the entire IFA Executive has been very heartened by the huge number of messages of support and sympathy since the November decision, from right across the sailing world. It is hard to go anywhere without seeing and hearing this support, and we are all most grateful for this outpouring of, what is for many, a sense of injustice about an unjustifiable decision by World Sailing.

However it is worth noting that the Events for 2024 will not be confirmed until they receive final IOC approval, which will not be until after the Tokyo 2020 Olympic Games; and there is no guarantee they will be approved.

What next?

Where does the young sailor over 85 kg now go when he wants to start sailing an Olympic class? They cannot start a mixed gender offshore keelboat campaign, or any other campaign, in the same way they would have been able start a Finn campaign. I feel we are losing something that has been a fundamental part of the growth of Olympic sailing for 70 years – weekend regattas where young sailors turn up and race against the superstars, learning week by week and investing in equipment as they grow in the class. Without the lifelong opportunities that Finn sailing brought to the Olympic regatta for young, taller and heavier sailors, I fear we could lose all these guys from top-level sailing.

We have already seen several young sailors dropping out of the class, and probably out of Olympic sailing for good, because the opportunities are no longer there. There is no real alternative to drive them to sail at this level.

In parallel we will also watch with interest the development of the anti-trust investigation of the EU, and, potentially other anti-trust authorities around the world, into World Sailing. While I would emphasise that IFA is not involved in any way in these proceedings, it is apparent that they could have a profound affect on Olympic sailing in the future.

Of course there is still a lot of anger among Finn sailors. That is quite understandable. In spite of the general discontent with the current situation, I would remind all sailors that we still have a great class and a great community of sailors worldwide that we should all cherish.

In the meantime, the Finn Class will be working through normal channels to try and find a way back, and make the best of any opportunities that present themselves over the next few years. We will also be looking at other models of competition and rankings to give Finn sailing relevance until the IOC finally confirms the 2024 events.

Until then, the Finn very much remains an Olympic class and I urge you all to continue to enjoy every moment of your sailing, and promote and maintain the Finn class values and principles, while enjoying the competition and the friendships you have made in the class, with the awareness and the knowledge that the Finn is THE true Olympic thoroughbred.

Happy New Year to you all.

Balazs Hajdu
President
International Finn Association”

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