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Palma di Maiorca, Spagna- Sono in corso le selezioni di World Sailing, tramite le federazioni nazionali (MNA), per determinare i velisti e le veliste di livello olimpico che testeranno i singoli Laser, D-Zero, RS Aero e Melges 14 nei Trial a Valencia (11-14 marzo). Le procedure prevedono anche una rigida politica di confidenzialita’ e di prevenzione di conflitto d’interessi tra velisti e cantieri produttori. Il singolo olimpico scelto per il 2024 dovra’, comunque, essere prodotto da multicantieri secondo le regole di classe.

470 a Palma

Intanto e’ stato reso noto che il Trofeo Sofia a Palma, dal 29 marzo al 6 aprile, vedra’ l’esordio di alcuni equipaggi misti in vista del “Mixed double dinghy” scelto per Parigi 2024. I 470 misti, uomo/donna o donna/uomo tra timone e prua, regateranno insieme alla flotta dei 470 maschili come primo esperimento in vista del quadriennio che portera’ a Marsiglia 2024.

Il Trofeo Sofia, ormai la piu’ frequentata regata di classi olimpiche al mondo, vedra’ una flotta di un migliaio di velisti competere nelle dieci classi.

Riguardo alla questione della Mixed Offshore Keelboat, il Board di World Sailing sta procedendo spedito, anche se i dettagli mancano completamente. Tra i cantieri, non solo quelli francesi, c’e’ interesse per modelli sui 30 piedi che potrebbero rispondere alla tipologia richiesta, ma i dubbi sulla voce costi e logistica appaiono al momento rilevanti. A 18 mesi dall’inizio del prossimo quadriennio, ancora non si sa nulla su quali barche, quali selezioni, quale logistica sara’ predisposta. Un totale ribaltamento rispetto alla tradizione consolidata di avere una classe esistente che veniva scelta, dopo lunghe osservazioni, per rappresentare una disciplina olimpica. Qui si e’ pensato alla disciplina, spacciando tra l’altro una regata costiera estiva di 400 miglia per course au large tutta spruzzi e planate, prima della reale esistenza di una classe.

La regata offshore e’ splendida, ma per costi, limiti d’accesso, fattibilita’ non pare rispondere alla carta olimpica. Questo aspetto, pero’, pare interessare poco al board di World Sailing, che in questa disciplina, a suo modo di vedere, vede un potenziale di sviluppo economico. Tale scelta, pero’, rischia di minare la reale accessibilita’ allo sport olimpico riservando una medaglia a una dozzina di Paesi e a qualche facoltoso armatore.

La sensazione e i rumor di banchina, comunque, dicono che World Sailing del CEO Andy Hunt e del presidente Kim Andersen voglia proseguire a testa bassa su questa rotta.

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