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Turn the Tide on Plastic sommersa dalle onde durante il primo giorno di regata nella seconda tappa. La situazione descritta dalla Murphy nel suo diario.

Lo sport olimpico si sta adeguando alle mode ma siamo sicuri che sia un bene? Si e’ parlato molto nelle ultime settimane delle nuove discipline che il CIO inserira’ a Tokyo 2024. Ultima la breakdance sportiva, che segue l’onda degli Urban Sport gia’ iniziata da alcune edizioni e che passando per lo skateboard, per quanto riguarda gli sport dell’acqua, ha portato all’inserimento del surf e del kyteboard.

Turn the Tide on Plastic all’ultima VOR

La crisi dello sport giovanile, si dice, viene risolta con l’inserimento di discipline che possano attrarre i giovani. Da qui biciclettine che saltano, tavole che scivolano su neve o acqua, possibilmente con una buona dose di rischio… che fa spettacolo… sull’onda dei video consumati su YouTube alla velocita’ di click sempre piu’ amorfi e indistinti. Basta far traffico, dicono i nuovi manager della comunicazione sportiva, se poi i giovani restano seduti su divani e sviluppano solo i muscoli dei polpastrelli poco importa. Sono numeri. Oggeti da audience. Se hanno i muscoli atrofizzati importa poco.

Anche World Sailing insegue l’onda, puntando forte su una Vela Virtuale, Virtual Regatta, che di fatto allontana gli utenti da mare e vento, relegandoli a semplici variabili oggetto di campagne di marketing. La vela praticata, secondo quella che era la federazione mondiale, e’ secondaria rispetto a un non meglio definito “spettacolo” basato unicamente su una velocita’ a prima vista appassionante, ma poi ripetitiva e anche un po’ lontana dalle reali possibilita’ dell’utente velico medio.

Virtual Regatta e’ la maggior piattaforma mondiale di vele virtuale, con decine di migliaia di utenti

Altri sport, la scherma per esempio, hanno provato a rimediare inserendo le spade Laser nelle competizioni. OK, si imitano Guerre Stellari o i videogiochi ma, almeno, su una pedana, si sale davvero e i muscoli, compreso quello celebrale, continuano a muoversi e svilupparsi. Si insegue la “gente”, il pubblico main stream, ma cio’ che invece appare e’ che non si conquistano nuovi spettatori e si rischia di perdere la base. Se per farsi piacere la vela deve arrivare a scontri reali, avarie, salti tripli, beh… forse stiamo sbagliando qualcosa.

Conviene questa rotta alla vela e al Comitato Olimpico Internazionale? Business is business, rispondono i guru, ma la realta’ verificata in decenni di pratica della reale dinamica che regola il mondo nautico pare sempre piu’ sfuggente. Sempre meno compresa. La vela fatta dai praticanti, che frequentano i circoli velici e da lì passano poi dalle derive ai primi monotipi e infine all’altura nelle sue varie forme, compresa la semplice e mai troppo celebrata passeggiata a cinque nodi nella brezza pomeridiana con il cabinato di nove metri, sembra sempre piu’ a rischio. Il contatto vitale, quasi fetale, con l’acqua, elemento costituente dell’essenza umana, pare scomparire tra caschetti, ali volanti, velocita’ fini a se stesse, spettacolari e addirittura auspicabili per poche decine di superprofessionisti al mondo ma irrealizzabili per le centinaia di migliaia di normali amatori velici.

Non e’ che assecondare la velocita’ di Internet, o l’uso e consumo di mode effimere, porti allo sviluppo di una disciplina o di una pratica. Piuttosto consente di riempire le tasche di pochi eletti e di svuotare i circoli sportivi. Intendiamoci, lo sviluppo tecnologico e’ essenziale e spettacolare. Gli ultimi Imoca 60 SSL o i Tp52 di ultima generazione sono delle macchine a vela eccelse e, in mano ai migliori velisti al mondo, appassionano e riempiono gli occhi. Ma, a ben vedere, poi quali sono le classi che continuano a fare buoni numeri a livello mondiale? Sempre le solite, quelle accessibili a tutti. A chiunque sia davvero appassionato. Il Laser, lo Snipe, il Finn che vanta un’enorme flotta Master, il 420. Nei monotipi la Star, i Dragoni e quelli del momento, adesso lo e’ il J/70. Nell’altura le prove medio-lunghe, dove tutti hanno una chance teorica di ben figurare e dove sulla linea di partenza si puo’ incontrare il campione celebrato.

Lo spagnolo Gerardo Seeliger in Finn, classe in cui regata ancora come Master e di cui e’ presidente onorario

La rincorsa all’audience a prescindere non sta facendo bene all’attuale societa’, non solo in faccende nautiche. Se la realta’ diventa virtuale, se l’attenzione media di una notizia e’ sui 3/4 secondi. Se contano solo i titoli acchiappaclick e nulla il contenuto reale, allora si rischia di precipitare nell’effimero. E da lì si rotola poi in un nanosecondo all’offesa gratuita ormai di casa sui social piu’ volgari. In un mondo informe dove, a ben vedere, nessuno, per tornare alle faccende veliche, cazza piu’ una scotta o modella la forma di una vela, con il sale che ti resta sulle labbra dopo che gli spruzzi ti hanno lavato la faccia.

Lo sviluppo del foiling e’ evidente e sta applicando a tutta la vela innovazioni che solo fino a pochi anni fa sembravano impossibili. Ma in quanti riescono a dedicarsi, senza essere professionisti, a tale sviluppo? Pochissimi e la divisione tra una vela pro e una amatoriale, con la seconda sempre piu’ destinata a diminuire i suoi praticanti per “raggiunti limiti d’eta'” appare sempre piu’ attuale.

Dean Barker al timone di The Mule, il 38 piedi test di American Magic per i prossimi AC75 della 36th AC

Eppure, la vela, quella normale, continua ad attirare. E lo fa per i suoi valori, così diversi dalla sola ricerca della velocita’, che sono (sarebbero o dovrebbero essere) il vero assett su cui puntare. La tradizione sportiva. Quei valori storici che rendono leggendaria l’America’s Cup e gia’ noioso il SailGP di Coutts ed Ellison. Che davano un’aurea quasi epica agli Ori olimpici di Finn, Laser, Star. Adesso World Sailing ha deciso di puntare su un evento d’altura riservato a poche nazioni wealthy, con la concreta possibilita’ che un riccone si “compri” il lasciapassare olimpico. Si ipotizza che la Regata d’altura olimpica sara’ seguita live da quella Virtuale destinata al “pubblico”. Quanti di costoro si iscriveranno poi a un circolo velico, per provare realmente l’ebrezza e il piacere dei sensi in un’autentica navigazione a sei nodi, non e’ dato sapere. Quanti ragazzi lasceranno i joystick delle playstation per impugnare davvero una barra, non importa se in carbonio, legno o alluminio, e godere del vento che ti accarezza il volto?

Questo conterebbe davvero in una World Sailing che conoscesse realmente il suo mondo. La sensazione, pero’, e’ che la rotta intrapresa segua quella dell’attuale societa’. Dove l’homo sapiens si va via via incurvando, intristito e sempre piu’ incattivito, di fronte allo schermo di uno smartphone. Che certo non ti spruzza l’acqua in faccia.

 

E voi che ne pensate?

6 COMMENTS

  1. Michele, sebbene leggo con piacere i tuoi articoli, qui non mi trovi d’accordo.
    A me piace che la vela possa esprimersi in tutti gli aspetti, basta che rispetti il mare, inteso come vento cielo ed acqua, la natura e le persone.
    Se poi Il mezzo con il quale vivere la vela sia un Finn o un kite con foil poco conta, la passione per la vela ci accomuna tutti anche se parliamo lingue diverse.
    Solo pensare che i velisti con il caschetto, quelli diversi, siano colpevoli di allontanare dai circolii i ragazzi che così non diventeranno mai più velisti veri, quelli con i presunti “valori” è fuorviante.
    Se mai i problemi sono veramente altri, ben piú gravi a monte a livello nazionale strutturali e a valle con circoli spesso gestiti da vecchi baroni ottusi che non vogliono ascoltare.
    Ringrazio da ex windsurfer ed ora in cabinato per lo spunto di riflessione
    W tutta la vela
    P.S Ma veramente credi che un videogioco possa “allontanare gli utenti da mare e vento”?
    Con stima Emanuel

    • Ciao Emanuel,
      questo articolo voleva essere solo uno spunto di riflessione per andare un po’ piu’ in la’ della nostra vela. La vela, concordiamo in toto, e’ bella tutta, in tutte le sue forme. Quello che, a nostro avviso, e’ rischioso e’ di inseguire un pubblico main stream generalista a forza di scuffie, incidenti, only speed, senza invece vendere la vera essenza della vela, fatta di contatto con gli elementi in assoluta liberta’ e sulla quale tutti concordiamo. Ma noi velisti, di ogni tipo, lo sappiamo gia’. Solo che, dicono alcune analisi, il rinnovamento scarseggia. Da cosa dipende? Credo anche dal fatto che i ragazzi abbiano sempre piu’ in mano device e modelli virtuali e sempre meno libri o attrezzi sportivi. Certo, non si tratta solo di questo ma non sono affatto convinto che i non velisti siano attirati da qualche scuffia spettacolare. A me pare che considerino tali foto o video solo come uno dei mille post adrenalinici ed effimeri che ogni giorno troviamo sui social. Se me guardano un paio per pochi secondi, poi si passa ad altro.
      Questo contributo cercava di analizzare il modo in cui ultimamente viene venduta la vela ai non velisti o al pubblico generalista. Non certo a dare giudizi sulla vela praticata dai velisti, di qualunque tipo o classe. Ci mancherebbe. Vedremo a cosa porteranno queste dinamiche, sperando che i circoli velici si riempiano.
      Con stima
      Ciao

  2. “Se ne guardano un paio per pochi secondi, poi si passa ad altro.”
    Ecco, questo è il punto, qui sta la differenza tra la vela e il saltimbanco,
    tra il parcour e una gara di atletica.
    Temo che la pressione commerciale che tutto travolge stia entrando a
    gamba tesa anche nella vela olimpica.
    Sia ben chiaro che non critico le nuove discipine, anzi, da vecchio praticante
    noto con piacere i progressi tecnologici e le idee originali che hanno prodotto
    cose impensabili quando ho iniziato, ma nelle olimpiadi si dovrebbe avere una
    saggia prudenza nel proporre innovazioni per non stravolgerne lo spirito.

  3. Caro Michele,
    come potrei non essere d’accordo con te!
    Come diceva quel tizio romano? Ah, si! O tempora o mores! E anche: Mala tempora currunt.
    Ma ce ne son altre ancora:
    “Non ho più speranza alcuna per l’avvenire del nostro Paese, se la gioventù d’oggi prenderà domani il comando, perché è una gioventù senza ritegno e pericolosa”
    Esiodo, vissuto 720 anni prima di Cristo.
    E forse la più bella: “Questa gioventù è guasta fino in fondo al cuore. Non sarà mai come quella di una volta. Quella di oggi non sarà capace di conservare la nostra cultura”
    La citazione è stata scoperta in una cava di argilla tra le rovine di Babilonia, ed avrebbe più di 3.000 anni.
    E quindi come darti torto sull’inettitudine dei gggiovani con i muscoli atrofizzati dai troppi click, che non affollano le banchine ovviamente perché è troppa la fatica di arrivarci.
    Non perché quello che ci si trova non gli interessa.

    Ma poi che dire sugli sport olimpici e sulla velocità fine a se stessa che tutto contamina e rovina.
    Pensiamo per un attimo alla discesa libera, dove la velocità toglie il contatto con la morbida e algida neve e lo sci consente prestazioni spettacolari a poche decine di superprofessionisti al mondo ma irrealizzabili per le centinaia di migliaia di normali amatori.
    Rimettiamo le cose in pari: ripristiniamo lo sci da salita. Quello con le pelli di foca (sintetica). Basta con la ricerca della velocità che crea tante vittime sulle piste e impone l’uso di caschi e protezioni impedendo di lasciare libera la chioma agli aromi boschivi d’alta quota. Basta a quello sci fatto di piste nere, carving e calde ovovie. Torniamo al vero gesto atletico che sicuramente appassionerà migliaia di ragazzi e ragazze che non vedono l’ora di risalire con un sano impegno fisico le piste con gli sci e scendere lentamente con le racchette ai piedi
    E vogliamo parlare delle biciclette con i pedali? Chi ha inventato questi strumenti che consentono di incrementare assurdamente la velocità con uno sforzo minimo rispetto a chi la bici la spinge con i piedi, meriterebbe di essere messo nello stesso girone dell’inventore dei foils, vicino a quello dei winch
    E i 100 metri! Con quella ricerca spasmodica della velocità, quelle scarpette chiodate che tolgono ai giovani il piacere del contatto tra il piede nudo e la pista che così tante sensazioni trasmette ad ogni passo, rinvigorendo non solo la gamba che si tende e distende plasticamente e ritmicamente, ma anche la mente che, con quel contatto così fisico e concreto con la madre terra, può tornare alle sensazioni dell’uomo primigenio che correva nella savana per sfuggire ai predatori.
    Insomma, ok a prendersela con la regata di altura sulla barca grande, che è un vero schifo antiolimpionico.
    Magari sarebbe utile anche sostenere la lotta per liberalizzare la produzione delle classi olimpiche
    Forse sarebbe ancora più efficace fissarne un costo massimo già al momento del bando
    Però prova ad andare in banchina, a chiedere ai ragazzi e ragazze che si allenano su una qualsiasi imbarcazione a vela, classe olimpica o altro, con cosa gli piacerebbe giocare sull’acqua (F101, UFO o Star?)
    E poi vai anche al mare una domenica di luglio in Toscana, Liguria, Lazio, Romagna e chiedi direttamente ai gggiovani perché sono sulla battigia invece che tra le onde con un qualcosa spinto dal vento (se ci fosse vento) o con che cosa gli piacerebbe spingercisi
    Secondo me (ma è un’affermazione retorica) saresti sorpreso dalle loro risposte.
    Ti accorgeresti che di Finn (classe 1950 al costo superiore a 12K €), Star (classe 1911, a prezzi folli anche da usata), Dragone (classe 1926, boh … credo oltre i 30/40K € usato), J70 (un 7 mt! dai costi proibitivi per un ragazzo o una ragazza non abitanti in qualche sceiccato), non ne hanno mai sentito parlare. Ma tutti conoscono il Kite, che strano …
    Infine quando ripassi da Scarlino, prova a guardare l’età media dei partecipanti a una Finnata.
    La Vela soffre immensamente di una immagine vecchia e di costi proibitivi, che non riesce a coinvolgere i giovani e riduce il ricambio generazionale.
    Un’immagine che è esattamente quella che tu descrivi.
    Quella che propone la WSO è “la” soluzione?
    Secondo me, no. O forse solo in parte.
    E comunque non la condivido perché, nonostante tutto, a me il Finn piace e mi manca il FD
    Ma almeno è un tentativo di smuovere una situazione che peggiora di anno in anno
    In Italia invece cosa pensano di fare i Circoli o la FIV?
    O meglio, pensano al futuro non in termini di sopravvivenza e mantenimento delle posizioni, ma di sviluppo? Di un qualsiasi sviluppo?

    • Nuvola hai centrato il problema,

      “…La Vela soffre immensamente di una immagine vecchia e di costi proibitivi,…” non è un immagine è la realtà la vela olimpica o comunque la vela agonistica costa troppo per chi vuol fare le cose serie e non ha un “buon reddito adeguato”, magari scoprirai di essere bravo e troverai uno sponsor ma all’inizio tutte le spese sono a carico tuo e un una certa dose anche dopo, senza parlare dell’altura.

      Restando a tema derive, comprare una barca è solo l’inizio, un anno di attività intensa a livello zonale+nazionale in una classe giovanile può arrivare a fare 20-30 o più appuntamenti in un anno che fra vele, attrezzatura, vestiario, trasferte, costa quanto comprarne un altra nuova ogni anno.

      Credo che il problema si pone ormai qualsiasi imbarcazione tu metta in campo, l’alta performance implica scafi costosi che siano classi tradizionali o classi innovative cambia poco.

      Il kite uno zainetto e la tavola così piccola che sta sul sedile… non serve neppure il portapacchi.
      Il confronto economico è devastante, quest’estate al porto un ragazzo si lamentava di aver speso troppo, ben 6-700 euro, per una tavola da kite.
      Voglio far osservare che una randa laser costa gli stessi 6-700 e 1 gioco vele di un doppio costa sui 1500 o più e chi fa attività ne compra ameno 1 all’anno.

  4. Caro Michele,
    come potrei non essere d’accordo con te!
    Come diceva quel tizio romano? Ah, si! O tempora o mores! E anche: Mala tempora currunt.
    Ma ce ne son altre ancora:
    “Non ho più speranza alcuna per l’avvenire del nostro Paese, se la gioventù d’oggi prenderà domani il comando, perché è una gioventù senza ritegno e pericolosa”
    Esiodo, vissuto 720 anni prima di Cristo.
    E la più bella: “Questa gioventù è guasta fino in fondo al cuore. Non sarà mai come quella di una volta. Quella di oggi non sarà capace di conservare la nostra cultura”
    La citazione è stata scoperta in una cava di argilla tra le rovine di Babilonia, ed avrebbe più di 3.000 anni.
    E quindi come darti torto sull’inettitudine dei gggiovani con i muscoli atrofizzati dai troppi click, che non affollano le banchine ovviamente perché è troppa la fatica di arrivarci. Non perché quello che ci si trova non gli interessa.

    Ma poi che dire sugli sport olimpici e sulla velocità fine a se stessa che tutto contamina e rovina.
    Pensiamo per un attimo alla discesa libera, dove la velocità toglie il contatto con la morbida e algida neve e lo sci consente prestazioni spettacolari a poche decine di superprofessionisti al mondo ma irrealizzabili per le centinaia di migliaia di normali amatori.
    Rimettiamo le cose in pari: ripristiniamo lo sci da salita. Quello con le pelli di foca (sintetica). Basta con la ricerca della velocità che crea tante vittime sulle piste e impone l’uso di caschi e protezioni impedendo di lasciare libera la chioma agli aromi e alla bruma boschiva d’alta quota. Basta a quello sci fatto di piste nere, carving e calde ovovie. Torniamo al vero gesto atletico che sicuramente appassionerà milioni di ragazzi e ragazze che non vedono l’ora di risalire con un sano impegno fisico le piste con gli sci e scendere lentamente con le racchette ai piedi
    E vogliamo parlare delle biciclette con i pedali? Chi ha inventato questi strumenti che consentono di incrementare assurdamente la velocità con uno sforzo minimo rispetto a chi la bici la spinge con i piedi, meriterebbe di essere messo nello stesso girone dell’inventore dei foils, vicino a quello dei winch
    E i 100 metri! Con quella ricerca spasmodica della velocità, quelle scarpette chiodate che tolgono ai giovani il piacere del contatto tra il piede nudo e il tartan della pista che così tante sensazioni trasmette ad ogni passo, rinvigorendo non solo la gamba che si tende e distende plasticamente e vigorosamente, ma anche la mente che, con quel contatto così fisico e concreto con la madre terra, può tornare alle sensazioni dell’uomo primigenio che correva nella savana per sfuggire ai predatori.
    Insomma, ok a prendersela con la regata di altura sulla barca grande, che è un vero schifo antiolimpionico.
    Magari sostenere la lotta per liberalizzare la produzione delle classi olimpiche
    Ancora meglio, fissarne il costo massimo già al momento del bando
    Ma prova ad andare in banchina, a chiedere ai ragazzi e ragazze che si allenano su una qualsiasi imbarcazione, classe olimpica o meno, con cosa gli piacerebbe giocare sull’acqua (F101, UFO o Star?)
    E poi vai anche al mare una domenica di luglio in Toscana, Liguria, Lazio, Romagna e chiedi direttamente ai gggiovani perché sono sulla battigia invece che tra le onde con un qualcosa spinto dal vento (se ci fosse vento) o con che cosa gli piacerebbe spingercisi
    Secondo me (ma è un’affermazione retorica) saresti sorpreso dalle loro risposte.
    Ti accorgeresti i giovani (ovvero nati dopo il 2000) che di Finn (classe 1950 al costo superiore a 12K € mi sembra), Star (classe 1911, a prezzi folli anche da usata), Dragone (classe 1926, boh … credo oltre i 30/40K € usato), J70 (un 7 mt dai costi proibitivi per un ragazzo o una ragazza non abitanti in qualche sceiccato), non ne hanno mai sentito parlare.
    Però il Kite lo conoscono tutti …
    A ultima conferma, prova a guardare l’età media dei partecipanti a una Finnata.
    La Vela “tradizionale” soffre immensamente di una immagine vecchia e di costi proibitivi, si alimenta di pregiudizi e innalza muri, tiene distanti giovani e riduce il ricambio generazionale e
    Un’immagine che è esattamente quella che tu descrivi
    Quella che la WSO propone è “la” soluzione?
    Secondo me, no. O forse solo in parte. E comunque non mi piace
    Ma almeno è un tentativo di smuovere una situazione che peggiora di anno in anno

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