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Valencia– Ha fatto discutere sui media velici il report dell’Evaluation Panel di World Sailing sull’esito dei Trial dello scorso 11-14 marzo a Valencia. Come anticipato, il Panel ha collocato, non senza sorpresa, al primo posto l’RS Aero, con un 80 per cento, seguito dal Laser (69 per cento), dal Melges 14 (54 per cento) e dal D-Zero (52 per cento).

Ovviamente si tratta solo di una raccomandazione al Council di World Sailing che a meta’ maggio dovra’ votare sul tema al Mid Year Meeting di Londra. La partita sara’ quindi tra l’RS Aero e il Laser, che dovrebbe essere comunque il favorito a mantenere lo status olimpico, soprattutto se comporra’ le diatribe interne legate al cambio di nome e alle dispute tra ILCA, produttore europeo LPE e australiano PSA. La diffusione, l’altissimo livello atletico e la presenza di intere filiere in tutto il mondo sembrano dare vantaggi al Laser.

Nel Report (Leggi qui il PDF EQCSP4biiiMenWomenOnePersonDinghy-[24944] ) di World Sailing, sono pero’ contenute valutazioni che lasciano alcuni dubbi a chi conosce la realta’ della vela olimpica. Fare Vela ha assistito, come media internazionale indipendente, a quei Trial e prova ad analizzare tale valutazione.

Un ottimo studio sul Report e’ stato pubblicato sull’informato e attento blog di Jean-Pierre Kiekens, che analizza e mette in discussione diverse delle valutazioni espresse dal Panel:  https://optimist-openbic-sailing.blogspot.com/2019/05/evaluation-of-singlehanders-by-world.html

Desta curiosita’ come la regolazione del Rake (appoppamento dell’albero), presente nel D-Zero con un sistema semplice di zeppe (chockes), sia stata giudicata in modo penalizzante, quando la regolazione dell’albero, da quando esiste la vela, fa parte del bagaglio tecnico di qualunque velista, soprattutto se evoluto com’e’ ovviamente il caso dei singolisti olimpici. Il rake esiste persino negli Optimist, e determina in modo chiaro e diretto le prestazioni e l’adattabilita’ di qualunque barca a vela. Figuriamoci se velisti di primissima fascia come i pretendenti all’Olimpiade non sappiano cavarsela nella regolazione di un’albero… Che fa parte di quell’apprendimento generale delle cose veliche che poi viene trasportato nella vela professionale ai livelli piu’ alti. Non solo, la regolazione dell’albero consente di gestire meglio la barca alle diverse condizioni di vento e onda e soprattutto di ampliare la gamma dei pesi ideali dei velisti, aprendo la forbice a 7/8 kg. Ed e’ noto quanto nelle derive a singolo il peso del timoniere/timoniera sia la variabile fondamentale. L’RS Aero non ha praticamente alcuna regolazione se non quelle basilari.

Stesse considerazioni sul traveller (carrello, presente nel D-Zero con un sistema di scottine), anche lui penalizzato quando invece e’ un’altra regolazione fondamentale.

Pare che sia stata proprio la concezione di una vela diversa, piu’ fun, easy e fattibile per lo piu’ in condizioni facili, a determinare la filosofia delle scelte di World Sailing. La vela sempre meno attivita’ marinara complessa e sempre piu’ gioco-business. Converra’? Gran parte della comunita’ velica internazionale ha seri dubbi in proposito e pare destinata ad aggregarsi nella recente candidatura dello spagnolo Gerardo Seeliger alla presidenza di WS.

Si nota anche come la questione dei monopoli, che in sede di Bid delle derive pretendenti era stata risolta da World Sailing con la prescrizione di assicurare una diffusione Open Builder sia stata di fatto rovesciata, penalizzando l’unica deriva (il D-Zero appunto) che apertamente si era presentata con tale caratteristica.

Dal punto di vista dell’appeal estetico, e si sa come questo aspetto sia fondamentale tra i giovani velisti, l’RS Aero non cattura l’occhio. Le forme un po’ troppo squadrate e l’albero con il boma alto non sono proprio il massimo per la vista. Cio’ almeno ai nostri occhi visto che tale valutazione, ovviamente, e’ soggettiva e ognuno avra’ i suoi gusti.

L’RS Aero ha un vantaggio nel peso ridotto, appena 30 kg lo scafo, da testare pero’ in condizioni vento forte e onda formata, condimeteo che il Laser affronta benissimo come testimoniato dalla recente Medal Race a Palma e dall’Italia Cup nel Libeccio di Livorno. In tali siutuazione un po’ d’inerzia in piu’ aiuta certamente.

Il prezzo dichiarato dell’RS Aero e’ il piu’ alto del lotto, mentre sembra aver pesato favorevolmente, a quanto si legge nel report, il piano di produzione della RS Sailing.

Gli RS Aero ai TRial di Valencia

L’opinione dei velisti tester a Valencia e’ stata variegata. Va detto, pero’, che le MNA non hanno accolto in pieno la richiesta di World Sailing d’inviare i migliori singolisti. Ve ne erano pochi e da pochissime federazioni. La FIV aveva inviato come osservatore il tecnico Laser Alp Alpagut. Il campione del mondo cipriota Pavlos Kontides era tecnicamente una spanna sopra gli altri e ha infatti vinto tutte le regate nell’ultimo ventoso giorno, a preescindere dalla barca che stava timonando. Tecnicamente abbiamo notato una notevole disparita’ di livello tecnico tra i migliori del gruppo, oltre a Kontides un ex laserista australiano oggi coach e un laserista della Repubblica Ceca, e gli altri, soprattutto nel gruppo delle ragazze, tra le quali la migliore viaggia intorno al cinquantesimo al Mondiale Laser Radial, che avrebbero avuto bisogno di maggior tempo per trovare le posture e le regolazioni giuste sulle quattro derive testate.

Il campione del mondo Laser Pavlos Kontides (secondo da sinistra) osserva attento il briefing tecnico del Melges 14

Il Report e’ a disposizione per ulteriori analisi, ma la sensazione e’ che il Laser alla fine sia ancora la barca preferita dalla maggioranza delle federazioni nazionali. Sapremo a breve se manterra’ lo status olimpico anche dopo il 2020.

 

 

6 COMMENTS

  1. Scusate ma a me sembra proprio che Farevela stia esagerando con la “sponsorizzazione” del D zero….peraltro nel loro panel di esperti, titolare di una rubrica (ormai decaduta) all’interno del magazine vi e’ proprio il propietario del cantiere produttore del D zero…..

    • Il D-Zero e’ stato eliminato dal Panel di World Sailing, quindi non c’e’ nessuna sponsorizzazione. Caso mai, e lo scriviamo chiaramente, Fare Vela e’ per il mantenimento del Laser come singolo olimpico. Non vediamo cosa c’entrino le sue considerazioni, caro Pluto (magari se si firma sarebbe piu’ facile conversare), con un articolo tecnico in cui, e non siamo i soli, si notano le incongruenze del report di WS. Pensare a una barca olimpica in cui le regolazioni non sono ritenute importanti ci fa solo pensare a come WS abbia della vela una concezione diversa da quella delle generazioni di velisti che l’hanno fatta grande. o anche lei ritiene che un velista olimpico non sappia regolare un’albero? Un saluto

  2. il Laser non regola il rake dell’albero….quindi se come dite siete per il Laser cosa centra condannare la scelta/suggerimento dell’Aero perche’ non ha il controllo del rake dell’albero? Purtroppo in tutta la serie di articoli sull’argomento vi siete esposti veramente troppo con opinioni personali riguardo il D zero…. Mi spiace ma non state facendo passare una informazione obiettiva….Mi spiace perche’ vi considero una rivista seria che ha sempre dato informazioni corrette ed e’ stato questo il motivo per cui vi ho scritto.

    Coridalmente

    • Caro Pluto, noi abbiamo scritto che ci sembra assurdo che WS abbia considerato “penalizzante” la possibilita’ di regolare l’albero in un singolo olimpico e che questa possa essere complicata per dei velisti di livello alto…, quando la regolazione dell’albero e’ uno dei principi base della tecnica velica dall’Optimist in su. Basta leggere il report per vedere come cio’ sia stato considerato “complicato” per i velisti o che le “zeppe” per la regolazione della mastra si potrebbero perdere nei viaggi…
      Il Laser ha una misura di rake ben precisa, che i velisti top variano con piccoli accorgimenti e nella scelta iniziale della barca in cantiere.
      Un cordiale saluto

  3. Caro Michele Tognozzi,
    non per difendere Pluto (che, visto che siamo su internet e non in barca, per me resta Pluto. Anzi, potrebbe restare Pluto anche in barca se si gira quando lo chiamo e se a lui piace essere chiamato Pluto) ma mi sembra che ci siano dei punti che andrebbero approfonditi del tuo articolo
    Sicuramente hai letto il report, quindi avrei scoperto che il D-Zero (bellissimo) ha il “piccolo” problema che il manuale per i controlli di stazza, necessario per la liberalizzazione della produzione, non fosse adeguato, che l’azienda che li costruisce è quella con la minore capacità di realizzazione e che ha il minor parco navigante (il melges è nuovo rispetto al devoti e lo ha già sorpassato).
    Ma soprattutto che alla voce “performance” i risultati sono stati: Laser 4.0, RS Aero 3.9, D-Zero 3.0, Melges14 2.3.
    Mentre il D-Zero è stato apprezzato proprio per lo standard qualitativo e le possibilità di regolazione.
    E questo è il secondo punto: il mitico rake
    Io sarei veramente curioso di capire che età ha “la gran parte della comunità velica” a cui ti riferisci e che esige a gran voce il rake sulla derivina pena il decadimento delle qualità marinare di generazioni di nuovi velisti, olimpionici e non
    Non per nulla fai riferimento all’Optimist, nato nel 1947 …
    Prova a fare un giro in qualsiasi circolo velico e a chiedere alle ragazze e ai ragazzi (non ai dirigenti, istruttori, stanziali al bar, genitori ex-derivisti) che escono su scafi olimpici, se preferirebbero uscire con un Laser o un D-Zero o piuttosto un UFO o un F101. Se sognano il Moth o il Finn.
    O con che cosa si divertono quando non escono con gli scafi olimpici: orrore!!! Usano anche i Kite!!!!! E ci si divertono!!!!!!!!
    Altro punto: le ragazze. Ma perché invece di fissarvi sul rake, non fate presente a gran voce che tutte, ma proprio tutte, le imbarcazioni testate sono troppo potenti per le donne?
    Perché non considerate anche il loro punto di vista in modo più approfondito? In fondo gareggiano anche loro
    Un’ultima piccola critica, ma che vorrebbe essere di stimolo: affermi che Farevela ha assistito come media indipendente ai trials, bene, interessante. Ma poi però vi siete fatti prendere dalla pigrizia e per un’analisi dei trials rimandate a un blogger che non era manco presente: ma non potevate farla voi che c’eravate?

  4. Evoluzione della vela o involuzione?
    Monotipo o monopolio?
    Regata tecnica, atletica, sportiva o divertimento puro, trasposizione in mare di una sorta di Mirabilandia?
    Beh che i monotipi abbiano permesso lo sviluppo del movimento della vela sportiva fino a far sì che l’intero sport del mare sia uscito da una nicchia praticamente inesistente per giungere a livelli di prestigio assoluti è inconfutabile … potrei citare mille questioni tecniche o di completezza dello sport più libero del mondo ma, visto che siamo in campo divulgativo pongo una domanda: è più richiesto il marchio della FIV o quello della motonautica, del canottaggio, dell’equitazione, del tiro?
    Probabilmente oggi, nel mondo intero i marchi della vela possono competere quasi col prestigio dello sport degli sport, l’atletica leggera.
    Evviva i cari e vecchi monotipi!
    Tra i monopoli, Laser ed Hobie furono tra i primi, probabilmente anticipati solamente dal Sunfish, che però non aveva velleità di alta regata.
    In effetti neppure il Laser: il suo nome di progetto era “Weekender” e rendeva bene l’impiego per cui quella barca era concepita poi … qualche astuto commerciante stabilì che “Laser” era molto più accattivante … vero ma … sotto il nome poco!
    Se è vero che il Laser ha il grande merito di aver avvicinato alla vela i giovani negli ultimi quaranta anni, è altrettanto vero che gli ultimi anni di litigi hanno creato un danno assai maggiore all’intero contributo precedente.
    Ma il problema è differente: il Laser è ormai vecchiotto e il regime di monopolio in quanto tale ha fortemente limitato l’evoluzione della classe – una vela ed uno step significativo nell’attrezzatura di coperta in quattro decenni sono davvero poco – mentre il rapporto tra prezzo e valore del costruito è uno dei peggiori dell’intero panorama velico, senza dimenticare che … monopolio porta ad appetiti e contese da un lato ed appiattimento dall’altro – quanto meno inteso come desertificazione di cantieri e velerie – .
    Assolutamente inconcepibile con lo stesso concetto di vela che, per la sua essenza, dovrebbe essere lo sport più libero del mondo: Arma e Vai diceva Straulino, il mare è immenso, il 70 % del globo e le sue infinite variabili fanno grande la regata ed i velisti.
    Ma vorrei venire a qualche considerazione tecnica.
    Personalmente, tra le quattro barche in lizza, apprezzo molto l’RS Aero, ma non è questo il punto.
    Vorrei parlare di centraggio, di pesi e di progettazione di scafi e piani velici.
    Centraggio: è una delle vere arti che appartengono ai velisti completi ma … l’ultima barca che necessita di padroneggiare completamente questa attitudine, figlia di un bagaglio tecnico importante e completo è … il 470 ! Perchè condivido l’obiezione di Michele Tognozzi sulla regolazione del rake o del carrello di scotta (comunque sia fatto, purchè davvero regolabile) però è innegabile il fatto che … se le barche e le vele sono davvero identiche – accidenti ai monopoli – allora anche queste regolazioni perdono il 50 % del loro significato e forse più. Rimane solamente l’opportunità di adattare l’inadattabile alle proprie caratteristiche fisiche – atletiche. Indadattabile appunto perchè la maggior parte del lavoro andrebbe fatto sui materiali prima del centraggio ma non si può.
    Mi sento già la catena al collo e come velista non la sopporto. Se poi penso che le catene portano a fondo … !
    Pesi e caratteristiche fisiche dei velisti: questo dovrebbe essere una delle frontiere del futuro e va dato il merito alla Laser – forse dovrei dire alla Performance – di averla almeno esplorata nei Laser 5000 , peraltro ormai estinti. Già, la specializzazione, l’alto livello di molte regate e classi ed a maggior ragione quelle Olimpiche, ha condotto ad individuare per ognuna di esse una massa fisica (molto) ed una altezza (un po’ meno, salvo dove c’è il trapezio) ideali. Quindi ogni classe permette di misurarsi col 10 , forse col 15 % degli esseri umani interessati alla vela e non di più. La questione del peso inficia la stessa universalità dei titoli assegnati dallo sport della vela! E’ la verità e ciò è tanto più vero quanto più le barche sono piccole e leggere, a maggior ragione se sono dei singoli. Per esempio su un Asso 99 c’è posto anche per qualcuno di molto grande o di molto piccolo mentre su un 49er certamente no. Sembra eresia pensare a delle zavorre e a dei sistemi di compenso del peso – momento raddrizzante – capacità di controllare la barca ma bisogna arrivarci e, se ben studiati potranno allargare la “forbice” delle persone adatte ad ogni classe fino al 25 – 30 % delle persone. Forse non è molto ma è comunque il doppio di oggi. Tutto sommato, se qualche chilo di zavorra permettesse di confrontarmi col doppio degli avversari sarebbe un passo avanti enorme.
    Progettazione e piani velici: la questione che mi sta più a cuore!
    Se la logica è vendere, vendere, vendere la strada è quella giusta, però significa che … il velista non è più un atleta completo ed evidentemente prevale l’interesse commerciale!
    Già, perchè molte classi recenti, sostanzialmente a partire dal Laser offrono armi differenti accoppiati allo stesso scafo. Mi prendo la responsabilità di dirlo chiaramente: progettualmente, dal punto di vista dell’attitudine a navigare è sbagliatissimo! Tremendamente sbagliato, specialmente se concepito come ora. Mi spiego: una barca insieme col suo equipaggio tipo (il peso giusto per essere competitivi) disloca un certo numero di chili con una oscillazione del + o – 5 % forse 7 % e, specialmente nelle derive plananti come il Laser, quello è il dislocamento complessivo giusto perchè la barca renda al meglio, planando, appunto, senza essere nè troppo pesante (più momento raddrizzante ma maggiore difficoltà a planare) nè troppo leggera (il contrario) e allora perchè si fanno piani velici differenziati per i ragazzi – supponendoli più pesanti – e le ragazze se la linea d’acqua è la stessa?
    La logica direbbe invece di differenziare i piani velici semmai in funzione delle condizioni meteo che però non sono sempre così chiare. A Torbole, alla prova delle 07.30 del mattino, certamente meglio fare uscire tutti con una vela … piccolina, specialmente se sui monti c’è aria fredda!
    Si perderebbe un po’ l’attitudine di alcuni velisti capaci di controllare barche in condizioni più da giocolieri che da marinai, però ordinando con una bandiera esposta a terra all’impiego di uno dei tre piani velici disponibili, sarebbe comunque equo, macchinoso, ma adeguato.
    Invece per le ragazze, se il dislocamento complessivo della barca (barca ed equipaggio) può essere previsto come significativamente più leggero tipo 25 % in meno con conseguentemente 30 – 35 % meno forza e capacità atletiche di controllo, allora per fare buona progettazione nautica sarebbe necessario prendere in considerazione una barca sostanzialmente simile ma del 10 – 12 % più piccola (nelle sue misure lineari), quindi ridotta anche nel piano velico nella misura del 20 – 25 % .
    E quanto esposto è ancora più vero per le barche iperplananti più moderne, quelle dotate degli spigoli per il distacco dei filetti fluidi ed il controllo della superficie bagnata in planata: in questo caso aumentare il dislocamento complessivo e far sì che lo spigolo meglio progettato non lavori adeguatamente è un attimo.
    Quindi vedi, caro Michele, quando dici che in qualche condizione “un po’ di inerzia – peso – in più può giovare” dici bene ma c’è molto di più e tu lo sai bene: il problema è spiegarlo e quello che ci riuscirà … dimostrerà che la vela divertimento, la vela spettacolo … è un passo indietro e i monopoli peggio!

    Buon Vento

    P.S. : non credo che “essere vecchi” sia una colpa, specialmente se ancora si regata decentemente e forse nella vela più che in altri sport più “semplici”, ciò può anche essere un valore. Viva i giovani, che nella vela non sono i quindicenni della ginnastica artistica o i ventenni velocisti dell’atletica, proprio perchè nella vela c’è molto da capire e da imparare quindi, inevitabilmente, maturità in questo sport viene un po’ dopo.

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