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Finna Marsiglia. Nel 2024 il singolo dei campioni non sara' piu' nel programma olimpico. Foto Robert Deaves

Bermuda– Come sara’ la vela olimpica dopo i Giochi di Tokyo 2020? Il foiling sara’ presente in quattro medaglie su dieci, oltre al gia’ esistente Nacra 17 lo sara’ nell’appena approvato iFoil (che sostituisce l’RS:X come windsurf olimpico) maschile e femminile e nel Kitefoil misto. Le derive tradizionali saranno ridotte a tre, il Laser Standard maschile e il Laser Radial femminile come singoli e il 470 uomo/donna come classe Mista. Gli skiff saranno due, i confermati 49er e FX. La decima medaglia sara’ quella ancora misteriosa della Offshore Mixed Keelboat, che fa gola a molti cantieri e su cui la World Sailing di Kim Andersen (ma sara’ ancora lui il presidente dopo il novembre 2020?) punta per fare spettacolo mediatico, anche se una piu’ che probabile bonaccia agostana tra Marsiglia e la Corsica potrebbe trasformare questo evento in un boomerang.

Finna Marsiglia. Nel 2024 il singolo dei campioni non sara’ piu’ nel programma olimpico. Foto Robert Deaves

Dato evidente e’ che non vi saranno classi, a parte la stessa offshore che pero’ sara’ probabilmente affollata solo da stelle veliche dai grandi budget, in cui potranno regatare atleti che pesino piu’ di 85 kg. Come noto il livello eccelso nella vela olimpica porta, infatti, a una standardizzazione dei pesi e delle altezze ideali. Impensabile, per esempio, vincere su un Laser Standard se si pesa 70 o 95 kg. O su un 470 se si pesa 160 kg in due. Il sogno olimpico viene quindi negato a gran parte della giovane popolazione velica mondiale. Non si vedranno piu’ gli atleti-Bronzi di Riace tipici della classe Finn, che esce dal programma olimpico dove era presente sin dal 1952, con una serie leggendaria di campioni riconosciuti.

Paul Elvstrom, Valentin Mankin, Jochen Schuemann, Russell Coutts, Ben Ainslie, Giles Scott, solo per citarne alcuni, hanno vinto sul Finn olimpico per poi balzare su altre classi e alla grande vela professionale. Il valore della storia della vela, dell’immedesimazione viene sacrificato dai “consulenti” di World Sailing sull’altare di salti, spruzzi e scuffie e di una mediaticita’ effimera a uso e consumo dei social. Sempre piu’ funamboli e sempre meno marinai. E’ il progresso tecnico stesso a far che sia cosi’ e d’altra parte, notano alcuni, perche’ andare a sei nodi se si puo’ andare a dodici?

L’AC75 Britannia in foiling a Portsmouth

Vero, ma… Prima che qualcuno pretenda di cambiare la vela sarebbe utile che costoro conoscessero davvero la vela. Le sue dinamiche reali. Quali sono le classi su cui naviga la maggior parte dei praticanti? Quali e perche’? Come mai la vela e’ l’unico sport, a parte la Maratona, dove puoi stare sulla stessa linea di partenza del campionissmo con cui poi puoi condividere una birra al bar del porto. Come se potessi scambiare due parole in spogliatoio con CR7 prima della partita o vedere il di dietro di Nibali all’inizio di una corsa. Di fatto l’aficionado velico vede il campione solo in partenza, ma quell’immedesimazione ed emulazione fara’ parte dei ricordi e delle emozioni di una vita e sara’ il motore di nuove passioni, trasmesse a figli o amici. Una condivisione vitale che ha nei circoli velici la sua base di partenza. E che alimenta poi un mercato fatto di velerie, accessori, cantieri, giovani velisti che poi diventeranno armatori e a loro volta genitori di altri giovani velisti.

I consulenti di Kim Andersen hanno portato esempi di sport totalmente diversi dalla vela. Dalle dinamiche diverse. L’Assemblea Generale gli ha sbattuto la porta in faccia, non approvando la proposta di nuova Governance. Andersen ha ribattuto con l’idea di un’Assemblea Straordinaria dove riproporre la riforma. Vedremo.

KIm Andersen

Non resta che osservare che il rinnovamento tecnologico della vela, inevitabile e benvenuto, viene da alcuni settori preso come un’enorme cimosa che vorrebbe cancellare un ricchissimo passato e un interessante presente. Come se chi va “ancora” a sei nodi non contasse piu’ nulla. Se poi quello che va a sei nodi e’ in grado di affrontare in sicurezza onde di due-tre metri e quello che vola sull’acqua se ne sta al ristorante, e’ altro discorso che ai suddetti consulenti non interessa. D’altra parte, loro in mare mica ci vanno. Il modello e’ quello del paddock della Formula 1 o dei Box Vip negli Stadi. Perche’ business is business.  Beh, peccato che alla fine ai velisti interessi soprattutto una cosa. Farla la vela. Viverla in ogni modo. Assaporarne i lieti momenti di relax e immedesimazione fisica con barca, vento e acqua. Poi ci emozionaremo tifando per Ambrogio Beccaria alla Mini Transat o Pedote alla Jacques Vabre. Certamente guarderemo anche la Coppa nelle prossime notti magiche dalla Nuova Zelanda, ma vuoi mettere con due bordi e gin tonic a seguire nel tardo pomeriggio?

Lo spazio per far convivere i due mondi, quello della vela tradizionale e marinaresca praticata e quello della vela velocissima iperprofessionale, ci sarebbe. Si ha la sensazione, pero’, che gli innovatori siano anche un po’ estremi nelle loro scelte e tendano a sottovalutare cio’ che dicono i numeri, che come noto raramente sbagliano.

Pare che si vada verso una divisione dei due mondi, quello dei praticanti reali (sempre piu’ adulti o addirittura dai capelli bianchi) e quello degli iperprofessionisti. Addirittura sui social si legge della necessita’ di fondare una nuova federazione mondiale della vela, che si separi da World Sailing, non fosse altro che per la grave situazione finanziaria ed etica in cui la stessa versa.

Centinaia di Laser in attesa del vento all’Italia Cup 2019 ad Andora. Foto Battista

Come andra’ a finire? Alla fine, ogni velista si interessa per lo piu’ alla classe su cui regata o semplicemente naviga. Manca una visione d’insieme. Gli interessi particolari sono infiniti e in questi si intrecciano quelli delle varie lobby commerciali. La velocita’ indubbiamente attira i velisti piu’ giovani, che sorridono davanti a un 29er o a un Moth, salvo poi capire che la realta’ li portera’ sempre su un Laser (400 iscritti alla prossima Italia Cup a Napoli), uno Snipe o un Finn. Come non restare ammirati, d’altra parte, dalle prestazioni dei nuovi Imoca foiler o dalla velocita’ dei nuovi AC75 per la Coppa America.

Il mondo della vela sta rapidamente cambiando ma sara’ la base in grado di cambiare con lui?

L’argentino Facundo Olezza sommerso dagli spruzzi in planata durante la Medal Race dei Finn a Palma 2019. Foto Deaves

Qui di seguito la posizione ufficiale della classe Finn (IFA) che commenta la definitiva esclusione del Finn dal programma olimpico dopo Tokyo 2020. L’IFA dichiara che continuera’ a lavorare per un ritorno in futuro.

“The International Finn Association delegation to the 2019 World Sailing Annual Conference in Bermuda has returned empty handed. The eight submissions to reinstate the Finn in the slate for the 2024 Olympic Games were rejected by both the committees and the Council.

The IFA is disappointed that it did not get the support of the World Sailing Council to debate and vote on its submissions. The submissions were very complex but that was necessary because of the complex World Sailing processes.

This complexity allowed people that didn’t support the Finn within World Sailing to influence the process and spread disinformation. All of this may have been resolved through the new governance reforms so it is disappointing that this was also rejected.

However, despite the rejections, the Finn class did receive a lot of advice and support from board members, councillors and committee members throughout the week, though unfortunately that support did not translate into votes around the table. What the Finn delegation did take from away the conference was that there is hope for a return, even if not at the current juncture. The overwhelming response from other delegates was that the Finn was an essential element of the Olympic Games and many hoped that it would return.

British sailor Hector Simpson made a heartfelt plea to the Equipment and Events Committees, speaking on behalf of the Finn Class submissions. As one of the many young Finn hopefuls that have lost their hope of sailing at the Olympics, he made a passionate and emotional case that struck a chord with many in the room. The Finn Class would like to thank him, as well as, Hungarian Finn sailor Doma Nemeth, for their time and energy over the past week.

The Finn Class looks forward to continue working with World Sailing as an Olympic Class over the coming months to make sure the 2020 Olympic Games is a huge success that showcases sailing and the Finn’s amazing athletes to the full.

World Sailing has a lot of questions to answer after this week’s conference and the class will carefully watch what happens next to find any opportunity it can to create opportunities for Finn sailors to compete at the 2024 Olympics”.

2 COMMENTS

  1. Caro Tognozzi, l’analisi è corretta e spietata. Alla sua domanda se la base sarà in grado di seguire i rapidi cambiamenti di questo mondo, mi permetto di dare una risposta secca, a costo di apparire presuntuoso: no. Lo dico pensando alla platea dei nostri Circoli, delle nostre Scuole di Vela, delle loro strutture e delle loro possibilità economiche. Lo dico provando a ragionare sulle motivazioni che spingono oggi un padre o una madre ad iscrivere il loro giovanissimo figlio ad una scuola di vela.
    Gli ultimi quarant’anni del secolo scorso hanno creato un mondo, dove, come giustamente lei osserva, il sogno di regatare con il campione poteva diventare tangibile realtà; dove, tutto sommato, lo stereotipo delle barriere socio-economiche era stato faticosamente cancellato o comunque reso opinabile. E non ultima considerazione, eravamo riusciti ad inserire la vela nel mondo vasto e poliedrico della disabilità e del disagio sociale.
    Come si può pensare di conciliare questi due mondi? Il gigante WS ha da tempo una struttura pletorica e viziata, quindi costosa. E’ sempre più soggetto alle ragioni del business, infestato dalle lobbie, sempre più costretto a favorire quella spettacolarità senza la quale corre il rischio di perdere l’appeal olimpico, di vitale importanza.
    In conclusione, dopo l’esclusione definitiva del Finn, possiamo ben dire che la Vela conosciuta, praticata ed amata sino ad oggi non è più uno sport olimpico. A danno e disdoro non della Vela, ma di un’ olimpiade sempre più assomigliante al Cirque du Soleil.
    Sappiamo tutti che il progresso non si ferma, che la novità attrae, specialmente i giovani. L’impermeabilità fra due modi di fare sport, di vivere e di sognare non ne esclude la convivenza. Ben venga dunque la possibilità di una nuova struttura mondiale, più semplice, meno costosa e meno legata agli interessi commerciali che consenta la sopravvivenza felice di un mondo che vola col pensiero e non con lo scafo.
    Cordiali saluti
    Gianfranco

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