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L'equipaggio di Ulisse. Foto Delfina Vicente Santiago

Saint Lucia– Conclusa oggi l’ARC di Ulisse e Fra Diavolo. Il Frers 100 di Patrizio bertelli, con Torben Grael skipper, ha tagliato la linea d’arrivo a Rodney Bay alle 6:34 UTC di oggi dopo 12 g 18h 19m di regata, quarto classificato in tempo reale overall, terzo dei monoscafi e quinto in Handicap IRC. Il Mylius 60 di Vincenzo Addessi ha concluso alle 21:42 UTC in settima posizione overall dopo 13g 9h 27m. Fra Diavolo e’ accreditato di un secondo posto in Racing A in IRC dietro al vincitore overall The Kid.

L’equipaggio di Ulisse. Foto Delfina Vicente Santiago

In serata purtroppo giunge dall’Azuree 40 Catty Sark, che alle 20 UTC era a 589 miglia dall’arrivo, trentesimo overall e primo in Cruising C, la notizia del ritiro della regata dovuto a un’avaria.

Lo skipper Francesco Buonfantino ci scrive: “Dobbiamo purtroppo comunicare a tutti i nostri amici il ritiro dalla regata. Si è danneggiato l’attacco della crocetta bassa di sinistra dall’albero. L’albero è sano. Abbiamo armato dei rinforzi per l’albero e alzato delle vele molto piccole che ci consentono di navigare a circa cinque nodi verso i caraibi che distano 600 miglia. Ovviamente nessun ferito ma il morale potete immaginare dove è finito. Stimiamo di arrivare direttamente a Guadalupe in 4/5 giorni

Unica nota positiva: stanotte finalmente si dorme.

Quando è accaduto il fattaccio procedevamo in poppa con circa 25 kn di vento con la sola trinchetta (avendo rotto tempo fa’ il fiocco) e la randa con una mano di terzaroli. La barca era stabile e controllabile e ci faceva procedere  ad una media di circa dieci nodi. All’improvviso sentiamo un rumore e qualcosa di nero salta in coperta. Istintivamente ho guardato in alto per vedere se fosse caduta una luce di navigazione o qualcosa di simile, l’albero era su e continuavamo a navigare come prima. Solo dopo qualche secondo realizziamo che non è più al suo posto la crocetta bassa di sinistra (quella sottovento, quindi che lavora molto, ma molto, meno). Per chi non è del mestiere sottolineo che gli alberi della barche a vela stanno su solo perché sostenuti dai cavi in acciaio laterali (sartie) che raccolgono tutte le trazioni mentre l’albero è soggetto a compressione. Se salta una sola delle sartie o delle crocette (quelle aste perpendicolari all’albero che allontanano le sartie dallo stesso) l’albero inevitabilmente si spezza. Siccome nel nostro caso il vento veniva da destra e si è rotto l’attacco di una crocetta di sinistra l’albero è rimasto al suo posto. E’ questo è il primo mistero, perché si è rotto un attacco che in quel momento stava lavorando poco o nulla? (tanto è vero che l’albero è rimasto su con 25 nodi di vento e con tutte le vele)

In ogni caso ammainiamo immediatamente tutto per eliminare qualsiasi azione sull’albero. Senza il sostegno delle vele la barca comincia a rollare e ciò produce sull’albero stesso delle oscillazioni che ci preoccupano. Pensiamo subito al modo di bloccarle realizzando una nuova sarzia che sostituisca quella bassa rimasta attaccata alla crocetta che intanto pensola. Allo stato l’albero non è abbastanza sicuro per sostenere il peso di una persona che salga a fissare un supporto temporaneo per cui pensiamo di lanciare una cima testimone che attraversi lo spazio, in alto, sopra la prima crocetta di destra. Con uno straordinario lancio di Daniele riusciamo nell’impresa così passiamo una cima di Dynema (che è più resistente dell’acciaio) che blocca la parte bassa dell’albero. Per sostenere la seconda parte dell’albero blocchiamo la drizza della trinchetta all’attacco in basso dello strallo di sinistra. A questo punto l’albero è in sicurezza e possiamo pensare a cosa fare .

Per poter comprendere cosa è accaduto e per fissare la crocetta rimasta sospesa salgo sino all’attacco delle crocette. Qui si palesa il secondo mistero: La crocetta è integra, si è solo staccato il supporto “maschio” in alluminio fissato all’albero. Questo supporto è parte integrante dell’albero e sembrerebbe essere collegato ad esso con dei perni. A questo supporto è fissata anche la sarzia bassa che a questo punto, se pure integra, non lavora più. Perché è saltato visto che, come per le lande (il punto di attacco delle sarzie allo scafo),  stiamo parlando di una cosa che, qualsiasi cosa accada, non deve mai cedere? C’è da aggiungere che prima della partenza da Procida, con l’aiuto dello straordinario cantiere di Sergio Mazzella, abbiamo anche sostituito tutto il sartiame.

In ogni caso siamo in sicurezza e possiamo così alzare la randa con la penna che si ferma alle prime crocette e, dopo vari esperimenti, la randa di cappa usata come una trinchetta issata con la drizza bassa che normalmente  viene utilizzata come scotta dell’autovirante. La randa di cappa è una veletta arancione di pochi metri quadri che si usa nelle tempeste e che ho portato in giro per migliaia di miglia chiedendomi sempre: “ ma quando mai la userò?”

Con questo armo facciamo, con il vento attuale, circa cinque nodi più o meno nella direzione giusta. Abbiamo nel serbatoio circa 70 litri di gasolio che ci consentiranno di fare circa130 miglia.  Facendo circa 120 miglia al giorno stimiamo di poter accendere il motore e fare prua per il la costa tra due giorni e mezzo.

Insomma tutto è tranquillo e anche l’umore è risalito rapidamente. Tutti a fare i turni al timone per conquistare qualche grado a Sud e persino Stefano che, vista la velocità ridotta a ripreso, a pescare e a chiedersi perché  *****  non abboccano.

Personalmente devo dire che, passato lo sconforto dei primi attimi, sono contento di come sono andate le cose. Certo ci sarà da risolvere i misteri di cui sopra per riprendere a navigare con tranquillità  ma la cosa che mi ha confortato e inorgoglito è come tutto l’equipaggio si è comportato nel momento critico: Nessun panico, tutti istintivamente sapevano cosa fare, non ci sono state urla o scene di panico, tutte le manovre sono state fatte in sicurezza, con i giubbotti indossati. Insomma un grande equipaggio e una grande prova di marineria che è riuscita a venire a capo di un ancora misterioso incidente (troppi “occhi in cuollo”?).  Un equipaggio di cui sono profondamente orgoglioso e che ringrazio”. (Francesco Buonfantino)

Il Nautitech 541 Laura IV era 137esimo a 995 miglia.

 

 

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