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Auckland– Tutti noi ricordiamo quella notte del 6 febbraio 2000, esattamente vent’anni fa. Dove eravamo. Con chi. Dire cosa facevamo è facile… perché tutti, ma proprio tutti, guardavano la nona e decisiva regata tra Luna Rossa e AmericaOne per la conquista di quella Louis Vuitton Cup che concedeva il titolo di sfidante ufficiale al Trofeo sportivo più antico del mondo. L’esclusivo diritto di sfidare Black Magic per la conquista della XXX America’s Cup.

Luna Rossa AC45. Foto Borlenghi/Luna Rossa

Una di quelle notti che non ti dimentichi. ITA 45 contro USA 61 dopo una serie da infarto. Prima sull’1-1, poi 3-1 per Luna Rossa, poi 3-4 per Paul Cayard e la sua AmericaOne. Tutta l’Italia fa nottata per seguire le regate. Non si parla d’altro. A scuola, nei bar, sul lavoro. Giornali e TV aprono con la vela. Tra spinnaker scoppiati, vele finite in acqua, penalità, attacchi, battiti del cuore, unghie consumate, la serie trasporta se stessa e chi la guarda nell’epica sportiva. Arriva l’ottava regata ed è 4-4 con Luna Rossa davanti per 37 secondi. La nona è la regata senza un domani.

Il 6 febbraio ad Auckland ci sono 12-16 nodi da sud ovest. In Italia il 5 sera si organizzano cene e dopocena per arrivare svegli all’ora del destino, con la diretta TV dagli antipodi che scatterebbe quando le palpebre si chiudono. O almeno dovrebbero, perché più del sonno può il tifo. Amici, conoscenti, in compagnia o da soli nel buio del salotto con la testa che cade sul divano. Tutti siamo lì a sostenere quella barca d’argento che ci piace tanto e non sai perché. I suoi ragazzi guidati a terra da Patrizio Bertelli e in barca dal timoniere Francesco de Angelis e dal tattico Torben Grael.

Le due barche partono dal lato di dritta, quello della barca comitato. Paul Cayard e il suo tattico John Kostecki scelgono la destra e lì dirigono. de Angelis e Grael accelerano sottovento e virano per seguirli. Ingaggio. Sfida in velocità. Undici interminabili minuti della drag race verso la destra del campo. Apnea. Renzo Guidi, il popolare portafortuna diciassettesimo uomo a poppa su Luna Rossa trattiene il fiato. Non vuole muoversi. Ha paura di sciupare il momento. Bloccato. Immobile con le dita incrociate. E tutti noi con lui e quei sedici ragazzi con la pelle ormai cotta dal sole australe. Chi incrocia le dita. Chi guarda in silenzio. Chi commenta uno sport che fino a tre mesi prima neanche conosceva.

Alla fine della bolina Luna Rossa è avanti per 34 secondi. Il gioco tattico della Coppa America viene interpretato alla perfezione da Torben Grael, che spinge Cayard nell’angolo, ne sporca il vento e allunga in controllo. La Luna va e ha 39 secondi di margine alla boa di poppa. 47″ alla seconda bolina, 52 alla seconda poppa. 1’06” alla terza bolina fino ai 49 splendidi secondi sulla linea d’arrivo. 5 a 4. Luna Rossa vince la Louis Vuitton Cup, la seconda volta per una barca italiana dopo il successo del Moro di Venezia, proprio con Paul Cayard al timone, nel 1992. L’Italia si veste da parata e festeggia.

La finale della XXX America’s Cup, dal 20 febbraio al 13 marzo 2000, sarà un’altra storia. Una sfida che i neozelandesi di Sir Peter Blake e Russell Coutts faranno loro senza far prigionieri. 5 a 0, ma la Louis Vuitton Cup arriva in Italia, e da allora fa bella mostra di sé nella sede dello Yacht Club Punta Ala, il circolo con cui Bertelli lanciò la sua prima sfida.

Luna Rossa conquista i cuori dei tifosi italiani. Lo fa con stile e il meglio di quel Made in Italy di qualità riconosciuto nel mondo. Da allora sono passate altre cinque sfide, quella del 2003 sempre ad Auckland tra barche tagliate e rincorse contro il tempo. L’altra di Valencia 2007, con l’epica vittoria contro la corazzata Oracle in semifinale di Louis Vuitton, con Jimmy Spithill che giocava al gatto con il topo contro Chris Dickson nei prestart, e la sfida impossibile con i kiwi che poi verranno battuti da Alinghi in una spettacolare finale. Poi la sfida dei catamarani a San Francisco 2013, dove inizia l’alleanza con Emirates Team New Zealand all’alba dell’era foiling. Poi quella che avrebbe dovuto essere ma che non fu, con la prima base allestita a Cagliari in previsione di Bermuda 2017 e il successivo ritiro per le magagne oracliane nella gestione del Protocollo che fanno decidere a Bertelli per il ritiro. Adesso questa, la sesta. Ancora la base a Cagliari e una storia tutta scrivere, con Luna Rossa Prada Pirelli, skipper Max Sirena, timonieri Francesco Bruni e Jimmy Spithill, ma ancora Patrizio Bertelli sul ponte di comando.

 

Francesco Bruni, uno dei timonieri designati di Luna Rossa AC75 per la 36th AC. Foto Borlenghi/Luna Rossa Prada Pirelli

I monoscafi volanti AC75, ere geologiche proiettate nel futuro rispetto a quegli ACC di vent’anni fa. Si va oltre i 40 nodi contro gli 11-12 del 2000. Le rande non sono più allunate ma squadrate in alto. Le barche hanno le ali e volano. Regate di quasi due ore che adesso durano invece una ventina di minuti.
Ma la battaglia, quella che ha reso leggendaria la storia della Coppa America, non dubitate, c’è e ci sarà. Luna Rossa è ancora qui. Nuovi ragazzi nel team uniti a esperti professionisti. Contro di lei il defender kiwi con la sua Te Aihe, gli americani volanti di American Magic per il New York Yacht Club, il baronetto di Sua Maestà post Brexit Sir Ben Ainslie con la BRITAnnia.

Vent’anni volati in fretta, per tutti noi. Di una cosa, però, possiamo star certi. Siamo pronti a innamorarci ancora di una barca chiamata Luna Rossa.

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