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Londra– Arriva oggi la nuova puntata della lunga storia della classe Laser. Viene annunciata, infatti, la costituzione della nuova The Laser Class, associazione promossa da un gruppo di “preoccupati regatanti Laser che si propone”, come si legge nell’home page del sito appena aperto, “di salvare l’iconica deriva Laser One Design e di ricostituire l’originale classe Laser come un’organizzazione Mondiale che rappresenti e serva la sua comunità”.

Come già scritto su questa testata in precedenti articoli, la gestione della classe Laser si basa sulle possibilità di gestione economica della stessa, da entrambe le parti, LPE e ILCA. La più diffusa e apprezzata deriva singola al mondo fa gola a tutti. L’attrezzo velico per eccellenza, dove l’uomo (o la donna) fanno la differenza.

Di fatto, The Laser Class appare come una mossa della Laser Performance Europe (LPE) nella lunga diatriba con l’International Laser Class Association (ILCA). Non sfugge il particolare che venga offerto un 10 per cento di sconto su tutte le attrezzature Laser Performance a chi si associa alla nuova associazione.

The Laser Class annuncia come presidente ad interim Heini Wellman e come segretario esecutivo Beat Heinz. Il gruppo di consulenti è composto da Monica Azòn, Charles Campion, George Drougas, Carlos de Echavarri, Macrino Macrì (technical consultant), Francesco Marrai, Cesar Sierhuis, Jorge Smolar, Jan-Williams Wolters. Ne fanno parte gli italiani Macrino Macrì (ex gestore della vecchia Assolaser), come consulente tecnico, e l’azzurro Francesco Marrai.

La questione di fondo è, ripetiamo ancora, lo status olimpico che a ricaduta consente poi le fondamentali filiere giovanili 4.7 e Radial. Migliaia di regatanti in tutto il mondo.
Per ottenerlo, secondo le direttive di World Sailing nel rispetto delle norme antitrust della Comunità Europea, la classe Laser ILCA ha dovuto aprire il mercato ad altri potenziali costruttori, processo ancora in corso ma operazione contestata da Laser Performance. Tale apertura ha consentito la conferma dello status olimpico anche per Parigi 2024.
Se non ci fosse stato questo fondamentale passaggio, la classe Laser e la Laser Performance avrebbero proseguito senza variazioni e non sarebbero mai entrate nella questione delle politiche antitrust, nate dopo l’iniziativa legale di alcuni operatori che si ritenevano danneggiati dai monopoli.
Cosa fare, quindi, per mantenere quello status olimpico che la stessa The Laser Class dichiara di voler salvaguardare?

Laser marchiati ILCA al Mondiale Radial appena conclusosi a Melbourne.

The Laser Class afferma nel suo nuovo sito aperto oggi che tale apertura sarà garantita, ma non vi sono specifiche su come ciò sarà ottenuto. Visti i tempi stretti, non è da escludere che le modalità di tali aperture possano essere comunicate nelle prossime settimane.
The Laser Class richiederà il riconoscimento a World Sailing ed è da vedere come e se ciò accadrà e come verrebbero gestiti gli eventi Laser, o ILCA Laser, in presenza di due associazioni di classe.

Ciò che conta, al di là dei fatturati della LPE, delle rivali australiane e giapponesi, o delle royalty ILCA e del nome stesso di una deriva, sono davvero i velisti. Chi su quella barca, si chiami come si chiami purché sia lunga 423 centimetri di vetroresina, ci navigano divertendosi.
Come noto, in passato sono state registrate spesso differenze tra le varie barche, tra i laser australiani e quelli europei. D’altra parte ILCA intensifica il suo tentativo, che preoccupa alcuni, di rinnovamento tecnico aprendo a rig in carbonio e a test di nuove vele. Il monopolio assoluto è contrario alle direttive che World Sailing e ILCA si sono trovate a dover seguire in base all’indagine della Comunità Europea.

Ma, come spesso accade in orbita World Sailing, alla fine saranno i rapporti interni, quelli con il presidente Kim Andersen e i membri del Council nonché le dinamiche tra i vari stakeholder a decidere chi potrà gestire quella ricca torta chiamata Laser. In ogni caso, sarebbe auspicabile, non sulla pelle dei velisti.
Alla prossima puntata.

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