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San Francisco, USA– Puntata di fuoco ieri sera al TFE Live di Sailing Illustrated, lo show bisettimanale prodotto da Tom Ehman che analizza e commenta la vela internazionale. Argomento della prima parte della puntata, visibile qui sotto, è stata la crisi della Governance della World Sailing guidata dal danese Kim Andersen.

In particolare, è stato evidenziato un passo falso del presidente, che avrebbe indotto due componenti del Board, l’americano Gary Jobson e l’uruguaiano Scott Perry, a prendere le distanze dalle affermazioni sulla crisi finanziaria di WS, trasmesse nella puntata del 18 febbraio scorso dello stesso Show di Tom Ehman, di cui gli stessi erano da Andersen ritenuti essere la fonte. Salvo poi scoprire, con lettera firmata (visibile qui sotto) dallo stesso Scott Perry a Ehman, che la fonte di tali affermazioni non erano i due membri del Board citati e che Andersen avrebbe loro volutamente forzato la mano.

Al di là del passaggio, la questione riguarda la Governance di World Sailing, in cui il presidente Kim Andersen sarebbe, da quanto risulta a Fare Vela, sempre più isolato e con un appoggio in rapido calo tra le federazioni nazionali. Ricordiamo che per le elezioni del prossimo novembre 2020 esiste già un altro candidato alla presidenza, lo spagnolo Gerardo Seeliger. Walter Cavallucci sarebbe il candidato italiano al Board dei vicepresidenti.

Lo stesso CIO, alle prese adesso con il problema della gestione delle Olimpiadi di Tokyo nella crisi Coronavirus, non sarebbe favorevole ad approvare lo slate di eventi proposto per Parigi 2024, di cui fa parte come noto la discussa Offshore Mixed Keelboat.

La gestione della crisi finanziaria di World Sailing si baserebbe, nei piani del Board di World Sailing, proprio sull’impiego dei fondi di provenienza olimpica, ma l’ipotesi di un rinvio dell’Olimpiade, paventata dal Governo nipponico e subito negata dal CIO in un comunicato emesso ieri sera, che conferma lo svolgimento dei Giochi nelle date previste, aumenta l’incertezza.

Vi è poi la questione fondamentale della politica sportiva intrapresa da World Sailing, che sembra sempre più inseguire una vela virtuale e velocissima. Un settore che ha indubbiamente un suo fascino, incrementato dagli eventi più professionali (America’s Cup, Imoca foiling, SailGP), ma che, allo stesso tempo, si distanzia sempre più dalla realtà pratica quotidiana dei velisti. A livello di accesso, numeri alla mano, le classi frequentate sono sempre le stesse, Optimist e barche simili, Laser, doppi di facile gestione, monotipi dai 20 ai 30 piedi, Altura.

Laser a Napoli all’Italia Cup 2018. Foto Rovatti

La divisione tra vela professionale e base è sempre più netta e i numeri complessivi dovrebbero far riflettere chi gestisce la World Sailing. Per la vela professionale l’innovazione tecnologica e il foiling sono un passo non solo inevitabile ma anche auspicabile. Propagandarlo, però, troppo nella base, che non ha facilità d’accesso (costi, sicurezza, fattibilità a livello amatoriale) a quel mondo, rischia di fatto di diminuire i praticanti.
Sull’argomento torneremo presto con un’analisi più approfondita.

1 COMMENT

  1. Caro Michele
    Riguardo la “questione fondamentale della politica sportiva”, giusto 2 rapide note con l’intento di ampliare la discussione in merito alla tua prossima analisi approfondita
    1) Numeri alla mano i velisti più numerosi sono kiters e windisurfers. E spero che non siamo ancora alla polemica se queste 2 classi siano di “veri velisti” o no.
    Credo che per molti sia come con la musica: siamo così abituati a sentire quella che ci ha fatto crescere che spesso quella contemporanea non la consideriamo nemmeno, non la capiamo e non la apprezziamo, ma invece dovremmo sforzarci di continuare a crescere, senza falsi tradizionalismi. L
    La vela per i giovani non è più solo Optimist, 4,70, 4,20, ILCA Laser ma è molto, molto cambiata soprattutto per chi si avvicina adesso.
    Fai un test, vai su un campo di regata di Optimist, amagari un evento internazionale, e chiedi ai ragazzini/e 2 cose: su cosa si divertono quando non sono costretti ad andare sull’optimist, e cosa gli piacerebbe portare in regata. Spesso e volentieri le risposte saranno kite e F101
    E d’altronde anche io (ma forse anche tu) se fossi ragazzino oggi sarei più affascinato e attirato dai kite che da quella scatola di Optimist
    2) Vela virtuale (??? Ma perché?) e velocissima vs. vela reale (?) e lentissima. Che vi piaccia o no, (vedi la musica di prima) la vela va in quella direzione. Tra non molto avremo dss, foil e vele alari anche su barche da crociera. Se WS e a cascata le Scuole Vela, non si muovono rapidamente, ci saranno a breve 2 classi di velisti: chi sa andare anche sui foil e chi no. Un po’ come chi sapeva guidare anche l’auto e chi sapeva solo portare le carrozze con i cavalli.
    Ci sarà uno stacco generazionale e, secondo me, chi cresce nella vela “old style” sarà tagliato fuori.
    Purtroppo sono della generazione che ancora ricorda la polemica tra barche pesanti, magari a chiglia lunga, e ULDB: bene, questa sarà ancora peggio e lo stacco che ne conseguirà sarà ancora più netto e ampio.
    Io ritengo che le giovani leve debbano puntare al futuro, non continuare a pestare l’acqua nel mortaio del passato solo perché a chi comanda e a chi gestisce piace che sia così perchè così è sempre stato

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