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Verona– Il network OneSails comprende ormai 52 velerie in 40 paesi. A capo c’è Dede De Luca, velista gardesano di grande esperienza già azzurro di Soling a Sydney 2000 (con Nicola Celon e Michele Paoletti eccellevano nel match race) e velaio tra i più tecnici del panorama internazionale. Dal loft di Verona, adesso affidato a Samuele Nicolettis, all’espansione con cinque velerie affiliate in Italia e nel mondo.

Dede De Luca
© Zerogradinord

Con lui abbiamo approfondito alcuni interessanti temi della vela attuale, dalle vele vincenti in Optimist con Marco Gradoni, al nuovo foiling facile del 69F, alla tecnologia sostenibile del 4T Forte e alle tendenze attuali della vela professionale.

Qui il video integrale dell’intervista e sotto la trascrizione completa.

 

Fare Vela Buongiorno Dede, come sta andando la ripresa dopo il lockdown?
Dede De Luca Abbiamo buone sensazioni. Si nota una voglia diffusa di tornare in barca e questo fa ben sperare. Per fortuna la vela è uno sport sicuro, o quantomeno non a rischio, per cui sono ottimista. Io mi occupo di tutto il gruppo a livello internazionale e ci sono molte differenze da un paese all’altro, però in generale l’atmosfera è positiva.

FV In effetti si nota una gran voglia di navigare, e tra poco speriamo anche di regatare. Si traduce questo desiderio in ordini concreti per voi velerie?
DDL Sicuramente è una stagione difficile per i velai, perché il momento clou dell’anno, la primavera, ha coinciso con il lockdown, dove era tutto fermo. Si nota, però, un movimento positivo nel mondo crocieristico e diportistico. La regata è ancora un po’ dormiente, visto che non si sa esattamente quali regate si potranno fare concretamente, anche se un po’ di movimento si nota anche lì.

FV Cominciamo dalla parte sportiva. Avete vinto con Marco Gradoni per tre anni il Mondiale Optimist, una serie di successi che è valsa al timoniere romano sia il Rolex World Sailor of the Year sia il Velista dell’Anno FIV. Come si riesce a rendere competitiva una vela per una barca piccola come l’Optimist dove operano molte velerie?
DDL Noi siamo tra i network internazionali i più giovani, con uno stile diverso. Nel senso che non abbiamo risorse preesistenti e per noi investire sui giovani e un po’ come un investimento sul futuro. Peraltro il nostro slogan è sempre stato “The next generation of sails”. Come tutti quelli della mia generazione, abbiamo usato un marchio storico di vele che ci è rimasto dentro, perché lo abbiamo conosciuto tutti. Così speriamo che con i giovani d’oggi possa succedere qualcosa di simile a noi.
Con gli Optimist è stato fatto un lungo e dettagliato lavoro da parte delle veleria slovena, con Maurizio Bencic come uomo chiave dell’operazione Optimist. Vi abbiamo investito molto e i successi sono arrivati, grazie anche a un campione come Marco Gradoni ma non solo. Vorrei infatti ricordare che tra i primi dieci al Mondiale ve n’erano mediamente sei con vela OneSails e prima di Gradoni ne avevamo vinti altri due.
Abbiamo raggiunto il picco con Gradoni ma si tratta di una storia di successo lunga e di grande soddisfazione, per niente facile. E devo dire che lavorare per i giovani è sempre un piacere.

Marco Gradoni. Foto Capizzano

FV Come si riesce, con una vela così piccola e iperstudiata, a realizzare delle forme o modifiche che la rendono particolarmente performante?
DDL Domanda complessa. Si tratta di tanti piccoli dettagli, di una ricerca continua nelle finiture, nel modo di cucire. Anche piccole cosa possono fare una grande differenza. Si tende a pensare che fare una vela sia in fondo facile, ma non è così. Vi sono particolari che combinati insieme possono cambiare il risultato. Normalmente nel caso del One Design, dove è importante anche la replicazione del prodotto, è necessario un lavoro assai pignolo. Per far capire, la stessa vela che esce dal plotter, cucita da una persona diversa, sarà un po’ diversa. Bisogna arrivare addirittura al processo di far fare le stesse cose alle stesse persone, perché alla fine, per quanto si possa industrializzare il processo di produzione delle vele, anche la manualità è importante. E alla fine la sensibilità di chi assembla i ferzi può fare la differenza.
Tanto più in una vela piccola come quella dell’Optimist. Faccio un esempio: se per fare un segno usi una penna con la punta un po’ più grossa, alla fine sarai un po’ meno preciso e, anche per un paio di millimetri, si noterà la differenza.

FV Una vela vincente continua a essere un traino per una veleria?
DDL Sicuramente sì e Marco Gradoni è stato la punta di diamante, ma ripeto che la lista di successi è stata ampia e la richiesta ha avuto una crescita proporzionale, tanto che abbiamo dovuto porre anche un tetto massimo alle richieste proprio perché vogliamo garantire la stessa qualità a tutti. Abbiamo molte più richieste di quanto siamo in grado di produrre e, per mantenere la qualità, abbiamo posto un tetto. Chiaro, i ragazzi vedono che la vela vince il Mondiale, l’Europeo, i titoli nazionali e la vogliono anche loro. Sappiamo, poi, che nell’Optimist il ruolo degli allenatori è importante e devo dire che il riscontro che abbiamo da loro è positivo, soprattutto quando dicono che i ragazzi la capiscono subito e la trovano facile… e lo dice uno come me che non ha mai navigato da ragazzo in Optimist.

FV Lei però sta navigando adesso anche su una barca interessante, come il 69F, monotipo foiling nato sul Garda che inizia a breve il suo primo circuito, di cui OneSails cura anche le vele. Che barca è dal punto di vista del velaio?
DDL Nel progetto sono coinvolto anche oltre alle vele, visto che ho preso parte allo sviluppo della barca. E’ una barca incredibile, perché pur essendo estremamente performante resta facile ed è veramente il foiling accessibile a tutti. Per dire, ho navigato io con due ragazzi dell’Optimist, uno al timone e uno alla randa, fino a 25 nodi di velocità. Il tutto in sicurezza, con i ragazzi che avevano un sorriso che gli arrivava da orecchio a orecchio. Così come ho portao con me un over 80 come Mondini e anche lui aveva un sorriso enorme. Chiunque l’abbia provata, ha visto come sia facile navigare e volare. Certo, questo non vuol dire che sarà facile vincere le regate, perché spremere il massimo dalle barche non è mai facile. Sin dall’inizio è stata concepita come barca che decolla anche con poco vento. Ha molti accorgimenti per renderla sicura, pur arrivando a fare anche 30 nodi e sappiamo che la velocità estrema non è mai sintomo di sicurezza. In ambito foiling, però, è affidabile.
E’ stato interessante curarne lo sviluppo delle vele, che ancora non è al cento per cento anche se ci abbiamo lavorato già molto ed è incredibile osservare la potenza che riesce a sviluppare, arrivando a carichi da barca ben più grande.

Il 69F di Persico Marine, ormai prossimo alla sua prima stagione di regate

FV E questo per un velaio quali difficoltà comporta?
DDL E’ impegnativo il fatto che la barca passa da navigare dislocante a sei nodi, come un qualsiasi monotipo, a fare venti nodi di bolina dopo il decollo. E questo si traduce in difficoltà pratiche, perché vorresti cambiare radicalmente la forma delle vela pur non avendo le regolazioini fini per farlo, visto che volutamente la barca per restare semplice non ha volanti e paterazzo. Le vele devono sapersi adattare molto bene alle diverse modalità. Soprattutto sul fiocco, abbiamo fatto delle importanti ricerche sulle vele autoportanti, che eliminano la catenaria e che hanno dato risultati eccellenti. E’ anche uno di quegli esempi dove tale esperienze si possono trasferire alle barche normali, ottenendo dei vantaggi interessanti.

Una ricerca che ci sta facendo capire un mondo come quello del foiling che, per molti di noi, era sconosciuto. Io stesso, fino alla prima uscita sul 69F, avevo fatto solo un giretto sul Moth, riuscendo solo ad andare dritto senza manovrare. Sul 69F, sin dal primo giorno, seguendo il manuale delle istruzioni del progettista… a dieci nodi metti il timone a tre e il foil a quattro… abbiamo cazzato le vele e abbiamo volato. Sembrava una magia e a tutt’oggi sembra tale.

FV Quindi una barca ideale anche per dei timonieri amatori?
DDL Assolutamente sì. E’ stata pensata per permettere al timoniere di pensare solo al timone. Gli altri due, che – va detto – si fanno un bel mazzo, sono in grado di gestire tutte le altre manovre. La barca è potente, ma il timoniere comunque può restar seduto dentro e abbiamo già vari timonieri-armatori che l’hanno provata e faranno le regate. E’ sorprendente quanto sia gestibile, anche con vento forte. Anche il concetto della classe è innovativo, compreso il fatto del boat sharing. Non necessariamente ti devi comprare la barca, ma la puoi comunque maneggiare per fare le regate. Anche per la sostenibilità: invece che produrre tante barche che navigano magari solo trenta giorni all’anno, meglio fare meno barche ma farle navigare duecento giorni all’anno e condividerle. L’idea della classe è di eliminare tutte le fasi meno divertenti del nostro sport: arma, disarma, trasporta, lava, fai lo sviluppo… tu arrivi con il tuo zainetto, sali, navighi, fai la regata, vai alla premiazione e torni a casa. Vi sono altre sorprese, che oggi non voglio anticipare, ma che vedremo alla prima regata, che sarà a Gargnano dal 17 luglio prossimo.

FV Passiamo all’Altura. Il vostro prodotto di punta è il 4T Forte. Ce ne può parlare?
DDL Il concetto di OneSails è sempre stato quello di avere una tecnologia esclusiva e di puntare sul concetto del filo continuo dal punto di vista tecnico e su una estrema ricerca di sostenibilità.
Vele performanti, leggere, durevoli e robuste, ma che, se si può, puntano anche alla sostenibilità. Siamo alla terza generazione del Forte, lo presentammo nel 2013 alla Barcolana. Con questa generazione abbiamo raggiunto l’apice e abbiamo aprofittato del lockdown per sviluppare ancora. Non si poteva andare in giro, ma si poteva usare la testa… Abbiamo lavorato intensamente.
Le vele sono stremamente performanti ma adesso abbiamo anche il materiale per vele che ha la minor emissione di CO2 in fase di costruzione e che, in più, a fine vita è completamente riciclabile. Abbiamo già fatto dei test, in cui le vele vengono macinate e sciolte, vengono creati dei pellet che possono essere rimessi negli stampi a iniezione per fare degli oggetti, tipo tavolette delle rande od oggetti di qualsiasi tipo. C’è questo circuito virtuoso, per far sì che anche le vele a fine vita abbiano un riciclo. Tutti noi sappiamo bene che vi sono qua e là mucchi di vecchie vele che non possono essere smaltite. Noi siamo lo sport pulito per eccellenza, però poi su alcuni dettagli qualche scheletrino nell’armadio ce l’abbiamo…

FV Tra le barche invelate 4T Forte c’è anche il nuovo Scuderia 65.
DDL Sì, eravamo fuori a Chioggia proprio ieri. Tra l’altro devo notare, come dicevamo all’inizio, che c’era un traffico di barche che uscivano in mare con tanta voglia di vela. Sembrava di andare alla partenza della Barcolana. Bello.
Lo Scuderia è una barca estremamente curata nei dettagli, progettata da Harry Miesbauer e voluta fortemente dall’armatore Gregor Stimpfl, con cui ci siamo trovati subito bene, grazie anche al lavoro del team manager e comandante Aldo Scuderi e al cantiere, che è Adria Sail Custom Yacht di Testuzza. Il primo test in configurazione regata è andato benissimo, senza alcun problema.
Abbiamo realizzato un gioco in Forte regata e non vediamo l’ora di fare delle regate, anche se per ora ce le cancellano tutte ma prima o poi le faremo… La barca è pensata per le regate offshore e a oggi la prima regata a cui parteciperemo sarà la Rolex Middle Sea Race, se non arriveranno novità.

Lo Scuderia 65

FV Per concludere ci può descrivere il network internazionale One Sails, di cui è CEO?
DDL Siamo arrivati, con l’ultima acquisizione che ancora non è annunciata, a 52 affiliati in 40 paesi. E’ stato un lavoro lungo, compiamo 14 anni nel 2020. Mattoncino su mattoncino, con le nostre forze. Il concetto di OneSails è quello di mettere insieme velai indipendenti che hanno in comune, innanzi tutto, la passione e la volontà di ricercare e condividere. Sin dall’inizio One Sails è partita con un sistema di condivisione cloud delle idee, dei disegni. Questo permette di usare l’esperienza di tutti per crescere insieme, che è quello che attira i velai nell’entrare in One Sails. Capiscono che possono sia dare un apporto sia crescere loro stessi. Questo è il motivo per cui anche velai importanti, e cito i fratelli Montefusco in Italia, sono con noi e hanno contribuito alla crescita del gruppo oltre a essere soddisfatti loro stessi, a quanto mi risulta. Non è un caso che nel mondo vi siano solo due network con tecnologia esclusiva e uno di questi è OneSails.

In Italia abbiamo sei velerie e riusciamo dare un servizio capillare. Abbiamo mantenuto anche velerie che fanno manutenzione dettagliata sul territorio. Vi sono settori, come l’Optimist per esempio, dove la produzione è centralizzata ma manteniamo invece una produzione decentrata sul territorio perché abbiamo la convinzione che lo stile di uso di una vela sia diverso da una località all’altra. Basti pensare all’uso mediterraneo o a quello nel Solent, per fare un esempio. Mettere a punto una vela per il singolo cliente resta uno dei nostri obiettivi e questo sarebbe più difficile se tutta la produzione fosse centralizzata. L’utente finale resta prioritario e questo lo si ottiene con una rete capillare.

FV La sua esperienza da velista è completa, dalle Olimpiadi in Soling all’Altura e a un po’ tutti i monotipi e adesso anche il foiling. Domanda secca, come vede il momento attuale della vela internazionale?
DDL Beh, domanda non facile. Forse un po’ confuso… tante idee e ben confuse. Io vedo che la cosa su cui ci si deve concentrare di più è il fatto che nella classe Optimist vediamo decine di migliaia di bambini, ma che poi quando arrivano a quattordici-quindici anni ne perdiamo il novanta per cento. Questa è la principale domanda a cui dobbiamo dare una risposta. Come fare a tenere agganciati i ragazzi e fargli proseguire la carriera velica.
Tra l’altro vorrei sottolineare il fatto che, oltre a dare soddisfazioni sportive o personali, la vela è anche una carriera che può garantire un futuro professionale. Vi sono tanti settori lavorativi collegati all’attività velica, sbocchi concreti per i giovani: velai, rigger, costruzione, carriera di allenatore, la stessa carriera di velista professionista, come posso dimostrare io o tanti miei colleghi che fanno regate e sono pagati per farle.

E’ un peccato perdere tutti questi giovani e dobbiamo chiedercene il motivo. Io ho delle idee in proposito ma non credo sia questa la sede. So che la Federazione Italiana Vela ci sta pensando e fa bene. Non è facile la risposta, non c’è la bacchetta magica ma bisogna pensarci. A volte vediamo che gente che ha smesso a diciott’anni, poi magari torna a quaranta, quando può permettersi di comprare una barca. Dispiace che vi sia quel vuoto nel mezzo.
Dobbiamo fare in modo che vi sia più gente che continui a fare questa disciplina, che è meravigliosa. Io ringrazio tutti i giorni di aver avuto modo di fare della mia passione una professione e il mio lavoro… e di non veder l’ora di andare a lavorare. Direi che questa è una delle fortune maggiori che puoi avere nella vita…

FV Osservazione interessante. In effetti a volte le giovani generazioni non notano quanti sbocchi professionali possa offrire la vela, al di là della pratica.
DDL Esatto, c’è carenza di giovani risorse. Abbiamo addiruttura pensato di metter su una scuola per velai. Perché perdere delle opportunità?

FV Ha citato i bravissimi Montefusco, ma non solo loro; se pensiamo ai velisti della sua generazione moltissimi hanno aperto aziende o lavorano ad alti livelli nel settore. Oggi si nota una maggior difficoltà nel ricambio generazionale. Questo sbocco naturale si sta perdendo. Bisogna ragionarci bene…
DDL Vero, è sorprendente notare come la mia generazione, quella degli over 50, stia continuando a regatare e a lavorare mentre si nota un buco generazionale successivo. Non ho la risposta, ma ci sarà un perché ed è uno degli aspetti che dovremo analizzare.

FV Vale la pena farlo e lo faremo. Grazie.
DDL Grazie a voi e ai lettori.

onesails.com

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