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Un deluso Alex Thomson nel pozzetto del suo Hugo Boss, ufficialmente ritiratosi dal Vendee Globe nel pomeriggio di oggi

Cape Town- Il Vendee Globe perde quello che era forse il suo protagonista più atteso. Alex Thomson ha annunciato nel pomeriggio di oggi il suo ritiro ufficiale dal giro del mondo, vista l’impossibilità di riparare il timone di dritta di Hugo Boss, rottosi ieri sera alle 19UTC.
Lo skipper britannico ha messo la prua del suo Hugo Boss verso Cape Town, che si trova a 1.800 miglia a ENE, con arrivo previsto tra circa una settimana. Il suo team tecnico lo raggiungerà in Sud Africa.

Un deluso Alex Thomson nel pozzetto del suo Hugo Boss, ufficialmente ritiratosi dal Vendee Globe nel pomeriggio di oggi

“Sfortunatamente non è possibile effettuare una riparazione in mare”, ha detto uno scorato Alex Thomson, “Accettiamo quindi che questa sia per noi la fine della regata. Il mio team, i nostri partner e io stesso siamo naturalmente profondamente dispiaciuti. Crediamo che il bello dovesse ancora arrivare in questa regata”.

Hugo Boss procederà verso Cape Town utilizzando solo il timone di sinistra, fatto che avrebbe comunque reso impossibile ogni ambizione di successo nel Vendee Globe, obiettivo dichiarato per Thomson.
Dopo un terzo e un secondo posto assoluti negli ultimi due Vendee Globe, Thomson puntava deciso alla vittoria e per farlo aveva allestito, con il suo team, una barca potenzialmente velocissima, ma rivelatasi fragile nelle condizioni di regata in Atlantico.

Alex Thomson sulla coperta di Hugo Boss nella giornata di ieri

L’avaria a Hugo Boss segue quella sempre a un timone di Charal subito dopo la partenza, il disalberamento di Corum e quella di LinkedOut, che ha dovuto tagliare il foil di sinistra, aprendo una serie di domande sull’equilibrio tra affidabilità e prestazioni degli Imoca 60 foil.
Certamente una cosa è fare video spettacolari in Bretagna, con le barche che letteralmente volano, ma per poche ore, su un mare anche formato. Un’altra è portare quelle stesse prestazioni nel Southern Ocean o anche solo sui quadranti portanti di una depressione in Sud Atlantico.
Progettisti e sailing team saranno chiamati ora a una rivalitazione dei rischi, ricordando sempre la massima dei vecchi marinai che “barca che non arriva non vince”.

Peccato, però, perché Alex Thomson è un istrione che piace al grande pubblico. Il 46enne velista di Gosport era la prima alternativa ai solitari francesi e aveva una barca potenzialmente velocissima per il grande Sud, ma evidentemente anche troppo estrema per un giro del mondo tirato sempre al massimo come è un Vendee Globe del 2020.
La sua scelto di ritirarsi è comprensibile, visto che per Thomson si tratta soprattutto di una sfida sportiva da vincere. Con cinque Vendee Globe in carriera, solo questo era il suo obiettivo.
Il lungo conto in sospeso di Thomson con la sorte si allunga. Dopo due ritiri nel 2004 e 2008, il terzo posto nel 2012, il secondo posto con rimonta del 2016, arriva ora questa freddissima doccia all’ingresso del Southern Ocean.

Charlie Dalin, leader del Vendee Globe

Il Vendee Globe continua, però, e nel Southern Ocean è già l’ora delle planate continue sui 20 nodi. Per tutti gli Imoca del gruppo di testa si sfiorano o si passano le 400 miglia giornaliere.
Charlie Dalin su Apivia sta mantenendo il controllo, continuando a bordeggiare in poppa sul limite della Zona di Esclusione, spostata più a nord dopo il Capo di Buona Speranza escludendo ora le Isole Principe Edoardo e le Isole Crozet. Il che limiterà molto le opzioni tattiche per la flotta, almeno fino alla discesa alle Kerguelen, a metà Oceano Indiano.

La situazione alle 18 CET di sabato. Si nota il sistema depressionario sul limite della ZOna d’esclusione, che converge con il bordo dell’Anticiclone

Apivia alle 18 CET aveva 291 miglia di vantaggio su LinKedOut.
Da notare che la diminuzione del margine è dovuta essenzialmente al fatto che Dalin deve strambare ripetutamente sul limite della Zona d’esclusionme, mentre gli inseguiutori sin’ora hanno seguito una rotta diretta verso est, sfruttando la depressione che lambisce da ieri il limite sud occidentale dell’Anticlone.
Terzo è Jean Le Cam, a 374 miglia, che è passato appena a sinistra di Tristan da Cunha, inviando questo bel video dove il veterano francese fa vedere le luci notturne di Edinburgh of the Seven Seas, il centro abitato su Tristan, che costituisce l’insediamento umano stabile più isolato del Pianeta Terra.

Più a sud, Thomas Ruyant ha sfiorato invece l’Isola Gough, ancor più estremo punto geografico che si trova proprio ai 40° Sud. Anche lui non ha perso l’irripetibile occasione di scattare una foto che chissà mai se ricapiterà…

La desolata Isola di Gough vista da LinKedout di Ruyant

Le Cam dovrebbe essere superato nelle prossime ore da Kevin Escoffier su PRB, quarto a 388 miglia ma con una velocità media di un paio di nodi superiore. Medie analoghe per il quinto, Yannick Bestaven su Maitre Coq IV, a 399 miglia.
Più a sud, in pieno furore agonistico nei Quaranta Ruggenti è Louis Burton su Bureau Vallee 2, sesto a 419 miglia. L’autore del clamoroso OCS alla partenza (già ripagato con uno stop di 5 ore davanti a Lisbona) spinge alla grande e ha coperto ben 475 miglia nelle ultime 24 ore. Burton naviga in 30-35 nodi di vento e onde di quattro metrri sul quadrante nord orientale della depressione. Una cavalcata che potrebbe portarlo molto avanti nelle prossime 48 ore.

Molto bene anche Giancarlo Pedote. Prysmian Group è undicesimo a 579 miglia dal leader, con 18,9 nodi di media nelle ultime 4 ore e 422,7 miglia nelle ultime 24. Pedote appare in forma e fiducioso di poter far bene nei prossimi giorni. Anche per lui i primi Albatross e le planate oltre i 20 nodi, come testimonia in questo video:

Il commento di Pedote sul ritiro di Alex Thomson:

Charal di Jeremie Beyou sta finalmente uscendo dai doldrums, per lui ben più complicati rispetto al passaggio dei leader, e passerà l’Equatore domani 29 novembre.

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