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Cape Town- “Sono una persona positiva, ma se devo essere onesto adesso mi sento particolarmente distrutto”. Alex Thomson si confessa questa mattina in un video messaggio inviato dal bruno antro di guida del suo Hugo Boss ferito e destinato, appena sarà giunto a Cape Town, al ritiro dal Vendee Globe. Nero come l’umore del velista britannico, che descrive in modo autentico e senza filtri il suo stato d’animo. Un’avaria, quella al timone occorsa tre giorni fa, non riparabile in mare e senza assistenza e quindi fatale per l’obiettivo della sua campagna, vincere il Vendee Globe al quinto tentativo.

Thomson descrive così la sua scelta:
“Ciao a tutti, ci sono voluti un po’ di giorni per capire cosa fosse successo e per poter parlare. Normalmente sono una persona positiva, ma adesso, se devo essere onesto, mi sento particolarmente distrutto. Questa regata è stata il mio obiettivo per vent’anni e dopo esserci andato molto vicino le ultime volte, quest’anno pensavo che l’obiettivo fosse possibile. Ho la barca dei miei sogni, ho messo insieme una campagna della quale sono molto orgoglioso e nonostanmte ciò che era successo la scorsa settimana (la delaminazione alla paratia, riparata a bordo, Ndr) pensavo che ancora fosse possibile. Vincere o andarci molto vicino.

Ho dedicato tutta la mia vita a questo sport. Ed è una pillola molto dura da ingoiare. Molte persone mi hanno sostenuto durante tutto questo e devo dire che prendere in mano il telefono per informarli di ciò che era successo è stato devastante. La vela, questa regata è così dura e difficile che le cose possono cambiare velocemente. Ma è la sua stessa bellezza. Ed è una sfida così enorme da rappresentare proprio il motivo per cui le ho dedicato una larga parte della mia vita.

I messaggi di supporto dai fan sono stati incredibili e davvero non so come ringraziarli, ma anche quelli dagli altri skipper e team mi hanno profondamente toccato e posso solo dirgli che possano arrivare sani e salvi fino all’arrivo.

Per il momento posso solo concentrarmi nel riportare questa bella barca salva a casa e di arrivare a Cape Town in sicurezza, dove mi ritirerò ufficialmente dalla regata.

E l’ultima cosa che sento di dover dire è un ringraziamento a tutti quanti mi hanno supportato. Al mio team, grazie per il vostro impegno e duro lavoro. So che non avreste potuto fare di più. Così ai miei sponsor e al loro supporto e lealtà e non posso che ringraziarli abbastanza…

Non ho potuto fare la storia questa volta ma posso dirvi che farò tutto, di tutto per riuscirci”.

Anche da ritirato, Alex Thomson continua a bucare lo schermo. Hugo Boss era al giro del mondo per vincere e basta. Per farlo ha scelto di tirare al massimo. Rischi e affidabilità, eterno dilemma dei progettisti, ma d’altra parte su una regata che gira intorno all’Antartide e scende e sale l’Atlantico per due volte, anche mezzo nodo in più moltiplicato per due mesi fa tanta, ma tanta differenza.
Il primo skipper non francese che avrebbe potuto vincere il Vendee Globe si ritira e la regata perde certamente il protagonista più atteso. Era lui il personaggio, diciamolo, al di là dei tanti validi specialisti francesi, che hanno però ancora nel solo Jean Le Cam l’unico capace di andare oltre un resoconto freddo di regata e i selfie giornalieri.
Adesso tra i primi dieci skipper della classifica ne restano solo due non francesi: il tedesco Boris Herrman, ottavo, e il nostro Giancarlo Pedote, decimo, rispettivamente a 391 e 514 miglia dal leader Charlie Dalin, che nel pomeriggio di oggi lunedì 30 novembre passerà la longitudine del Capo di Buona Speranza, entrando nell’Oceano Indiano. E chissà che per Pedote non si possano apriri scenari interessanti.

Ricordiamo che il miglior piazzamento di un velista italiano al Vendee Globe fu il dodicesimo posto del compianto Simone Bianchetti su Aquarelle.com nel 2001.

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