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Tutti e quattro gli AC75 della Coppa 36 nello stesso scatto alla Prada ACWS

 

Su Fare Vela l’America’s Cup è offerta da:

Auckland– La Coppa degli AC75 sta conquistando tutti. L’annosa querelle se questa sia ancora vela, diciamolo, sta diventando ormai stucchevole e la risposta è semplice. E’ vela? Assolutamente sì, al massimo della sua innovazione tecnologica per regate dove bisogna, entro date regole di stazza, semplicemente costruire un’imbarcazione più veloce e portarla meglio sul campo di regata rispetto a quelle dei rivali.

Tutti e quattro gli AC75 della Coppa 36 nello stesso scatto alla Prada ACWS

E’ America’s Cup? Eccome, lo è nella sua essenza, visto che la Coppa bisogna andare a vincerla Dove, Come e Quando sceglie chi la detiene. Chi la vince fa le regole e proprio qui risiede il suo fascino unico.
Sin dalla sua origine nel 1851 e dal successivo Deed of Gift del 24 ottobre 1887, l’Atto di Donazione della Coppa delle 100 Ghinee al New York Yacht Club, si prescrive che la Coppa debba essere rimessa in palio come:

A perpetual challenge Cup for friendly competition between foreign countries“,

Ovvero “Un Trofeo challenge perpetuo per una competizione amichevole tra nazioni”.

L’innovazione tecnologica ha sempre fatto parte della Coppa, e non potrebbe essere altrimenti visto che si tratta di una sfida sportiva in equipaggio al massimo livello, non solo nella vela ma tra tutti gli sport.
Le barche con cui si è disputata sono sempre state all’avanguardia della loro epoca tecnologica. Lo era la goletta America, innovativa tra i 18 yacht britannici nella regata attorno all’isola di Wight del 22 agosto 1851. Lo erano le strabilianti big boat dagli slanci enormi di fine XIX-inizio XX Secolo. Lo erano gli splendidi J Class del periodo tra le due Guerre.
I 12 Metri durarono per più edizioni, ma anche loro furono poi rimpiazzati dalle varie versione degli ACC, a loro volta sostituiti dai cat ad ala rigida e poi foil voluti da Russell Coutts-Larry Ellison. E’ più che normale, quindi, che anche quella tecnologia sia adesso stata superata dai fantastici AC75 foil con vele ad alta tecnologia ma di nuovo soft e ammainabili. Dopo aver visto questi AC75, gli AC50 ad ala rigida sembrano già obsoleti.

Ed è normale che sia così. Altro tema è se la vela iperprofessionale possa essere seguita dai normali praticanti, ma la questione allora dovrebbe riguardare i semplici automobilisti e i piloti di Formula 1. Qui si parla dei migliori velisti al mondo, gente che ha vinto Olimpiadi o le grandi regate oceaniche e che u queste barche riesce a gestire un’orzata da sottovento anche a 40 nodi… Non tutti saremmo in grado di farlo, così come in pochi piloteremmo una Formula 1 o giocheremmo in Premier League.

Il risultato raggiunto va oltre le aspettative degli stessi ideatori di Emirates Team New Zealand. Come mostra questo ultimo video prodotto da 36th America’s Cup:

 

Assistere a boline con velocità sull’acqua a 33-34 nodi e Vmg (velocità di avanzamento ideale verso la boa) di 27/28 nodi, praticamente tre volte la velocità del vento reale, a lati di poppa con punte di 49 nodi (probabilmente supereremo i 50 alla prima regata con venti al limite massimo del consentito) lascia senza fiato.
Ma è solo velocità fine a se stessa? Assolutamente no, perché le regate sono anche molto tattiche, solo che tutto si svolge più velocemente e in minor tempo complessivo. Ogni errore nel girare una boa dei cancelli o una raffica o un salto di vento mancato portano a perdite o guadagni enormi, con differenze esponenziali e difficilmente recuperabili.

L’elemento umano manca magari nelle manovre dei vecchi spinnaker, ma d’altra parte con venti apparenti prossimi ai 60 nodi in poppa come fai a issare anche il più piatto dei code zero? Le vele che scoppiavano sono adesso sostituite dagli splash down dei foil, nemesi degli equipaggi viste le enormi perdite di velocità che generano.
Le riprese live da bordo con i microfoni attivi, però, danno comunque grande visibilità all’indispensabile fattore umano, vera risorsa e chiave di volta del successo di un evento sportivo.

Il ritorno alla partenza in bolina (finalmente) accresce poi i duelli e sarebbe anche auspicabile in futuro riportare a tre se non a quattro minuti la fase di prestart dagli attuali due. Le possibilità d’attacco e difesa, secondo gli schemi del match race, ci sono eccome, solo che i tempi di reazione di skipper ed equipaggio sono infinitesimali. Le manovre viste nei prestart delle Prada ACWS sono state al limite del possibile, e qui Luna Rossa ha dato il meglio.

19/12/20 – Auckland (NZL)
36th America’s Cup presented by Prada
Race Day 3
Luna Rossa Prada Pirelli Team, Emirates Team New Zealand

Uniche pecche, a quanto visto, sono i boudary, i confini obbligati dei campi di regata, con le vecchia layline sicuramente da preferire. Basterebbe riportare le flotte spettatori nelle zone delimitate in bolina e in poppa, invece che nei lati del rettangolone, e lo spettacolo ne gioverebbe. Si è anche visto come spesso si è preferito pagare 50 metri di penalità invece di virare in modo obbligato e sconveniente prima del limite virtuale. Il direttore di regata Ian Murray e i responsabili dei team potrebbero ripensarci.

E vediamoli, quindi, questi AC75: Te Rehutai (Emirates Team New Zealand), Luna Rossa (Luna Rossa Prada Pirelli), Patriot (American Magic) e BRITAnnia (Ineo Team UK).

TE REHUTAI
Da quanto si è visto il defender Te Rehutai eccelle per stabilità e con venti medio forti. La media statistica per Auckland nel mese di marzo, mese in cui si disputerà l’AC Match, è di 12,9 nodi. Ovviamente tale media varia a seconda dei campi di regata prescelti, ma è evidente che il defender abbia progettato una barca che dia il meglio in tali condizioni medio-forti.

La media statistica del vento ad Auckland per il mese di marzo

La tecnica base del foiling, dai WASZP ai Moth in su, direbbe che foil più grandi facilitano il sollevamento iniziale e la manovrabilità, ma poi lasciano qualcosa in termini di velocità di punta con venti più freschi, complicando anche le manovre ai limiti superiori della finestra meteo (si regata dai 6,5 ai 23 nodi per l’AC Match e la finale della Prada Cup, fino a 21 nodi per i round robin).

Quali sono le intuizioni seguite dal design team kiwi coordinato da Dan Bernasconi? Più che di un’unica idea vincente, sembra trattarsi di un insieme di soluzioni che, interagendo tra loro, darebbero l’attuale vantaggio con vento medio-forte ai kiwi. Tale margine, a oggi, è stato riconosciuto da tutti gli altri tre team. Anche lo skipper di Luna Rossa Prada Pirelli Max Sirena lo ha ammesso nell’intervista (primi 2’40” del video che segue) post Prada ACWS:

Max Sirena ha dichiarato di essere soddisfatto per aver visto un ampio range di condizioni da medie a leggere e che Luna Rossa avrà “ancora delle sorprese” da qui all’inizio della Prada Cup (15 gennaio).

Vediamo in queste due foto le evidenze maggiori riscontrate sul defender:

Te Rehutai. Si notano:
1) Il rake (inclinazione dell’albero) maggiore, che consente una balumina verticale.
2) Maggior efficienza della forma della parte inferiore della randa doppia, con un complesso sistema di gestione del punto di scotta poppiero.
3) Massimo raddrizzamento dei foil, posti alla massima estensione possibile e con anche un probabile inserimento del sistema idraulico di controllo del flap nel rigonfiamento che ottimizza lo spray e che si trova sul braccio del foil.
4) Ottimizzazione dello spray prodotto dai foil, che contribuisce anche alla spinta dell’imbarcazione in volo.
5) Massima carenatura dell’equipaggio, completamente incassato con il solo timoniere Peter Burling che tiene la testa fuori del piano di coperta per la maggior parte della regata. Questo aspetto, alle velocità degli AC75, potrebbe rivelarsi percentualmente d’estrema importanza. Da verificare poi il guadagno in raddrizzamento che consente la scelta di mantenere il timoniere unico, sempre sopravvento.
6) Scelta della forma dello scafo centrale con minor resistenza aerodinamica, ispirandosi ai multiscafi oceanici Ultime e ai Moth,. Comunque i kiwi sembrano aver fatto una riuscita sintesi di quanto visto nelle barche 1 dei tre sfidanti

I voti di ETNZ
Velocità vento leggero 8
Velocità vento medio 9
Velocità poppa 9
Partenze 8
Manovre 8

 

LUNA ROSSA
Di contro Luna Rossa ha mostrato di eccellere nel prestart, con la coppia Spithill-Bruni che ha unito aggressività e controllo in modo efficace, e di essere molto veloce con vento medio-leggero.
Luna Rossa prende il voto più alto anche in manovra, con virate, strambate e giri di boa sempre puliti e lineari.

In queste foto vediamo le caratteristiche mostrate sin qui da Luna Rossa:

Luna Rossa in bolina in un match contro Patriot.
1) I foil sono più grandi rispetto a quelli di ETNZ. Da verificare il terzo set di foil che Luna Rossa deve ancora dichiarare (ma che potrebbe seguire l’opzione dei precedenti sviluppandone il concept).
2) Luna Rossa ha rimosso i paterazzi (backstay), diminuendo la resistenza aerodinamica anche se si paga qualcosa in termini di gestione della forma della balumina e della conseguente catenaria del fiocco.
3) La scelta di avere due timonieri sta pagando nel pre start e in manovra, grazie al fatto che Luna Rossa non ha mai intervalli di conduzione nel passaggio tra dritta e sinistra. D’altra parte un tattico dedicato, vista l’importanza delle scelte strategiche nei campi di regata percorsi a quelle velocità, potrebbe avere un senso, opzione che porterebbe anche altri 80 kg sopravvento, con benefici di raddrizzamento.
Luna Rossa mostra uno spray significativo prodotto dai suoi foil, decisamente superiore a quello di Te Rehutai.

I voti di Luna Rossa
Velocità vento leggero 9
Velocità vento medio 8
Velocità poppa 7
Partenze 9
Manovre 9

 

PATRIOT
Gli americani sono più avanti di quanto si pensasse. Molto veloci in poppa, pagano qualcosa in stabilità di manovra ma saranno un osso duro per chiunque li incontri.
Dean Barker potrebbe essere aiutato nelle scelte a bordo da Paul Goodison più che da Terry Hutchinson, che si sta sempre più ritagliando il ruolo di leader del team a terra, cosa che in America’s Cup non è affatto cattiva scelta vista la complessità delle decisioni da prendere in tutti i campi.

Patriot. American Magic sembra aver puntato tutta sull’aerodinamica dello scafo, molto filante come vediamo nella parte poppiera. Da valutare la scelta di un boma convenzionale. La chiglietta aggiunta in barca 2 ha migliorato la fase di decollo, anche se la manovrabilità non sembra essere al momento il punto di forza del rappresentante del New York Yacht Club

I voti di Patriot
Velocità vento leggero 9
Velocità vento medio 8
Velocità poppa 9
Partenze 7
Manovre 7

 

BRITAnnia
Il brutto anatroccolo delle Prada ACWS riuscirà a diventare cigno in meno di un mese? Sembra incredibile lo stato in cui Sir Ben Ainslie si è presentato alle regate iniziali. Con un budget di 110 milioni di Sterline e una base all’avanguardia, BRITAnnia è per ora la delusione della Coppa. Il team britannico avrà le capacità di risollevarsi? Oltre Manica lo sperano tutti, dalla duchessa di Cambridge in giù. Ben Ainslie e Grant Simmer, l’esperto coordinatore del design team dovranno però avere il coraggio di osare cambiamenti radicali. La questione del software di gestione dei bracci foil alla fine non regge, visto che tutti hanno avuto gli stessi materiali e sono riusciti a farli funzionare. Ok, i kiwi avranno cambiato un solenoide da pochi dollari, ma non si vede come a Portsmouth non siano riusciti a gestire tale variabile.
BRITAnnia appare veloce nel dritto ma in decollo e manovra ha mostrato seri problemi.
Vittorio d’Albertas e Pietro Pinucci, con cui condividiamo le seguitissime live notturne di Coppa, valutano che un cambio nell’angolo d’attacco dei foil potrebbe risolvere gran parte dei problemi inglesi.

BRITAnnia.
L?AC75 britannico ha mostrato seri problemi di controllo dei sistemi e di manovrabilità.
La velocità in bolina e l’aggressività in partenza è buona, ma da sola non basta se manca il controllo. Per Ainslie è una corsa contro il tempo

Alcuni osservatori notano che Ben Ainslie, velista olimpico più titolato della storia, sia un genio al timone ma che non abbia le competenze tecnologiche per gestire una campagna di queste dimensioni. Sui social internazionali non sono mancate vignette satiriche sullo stato di BRITAnnia.
Vedremo, ma pare difficile pensare che INEOS non riesca a migliorare radicalmente per l’inizio della Prada Cup.

I voti di BRITAnnia
Velocità vento leggero 7
Velocità vento medio 8
Velocità poppa 7
Partenze 8
Manovre 5

 

L’analisi di North Sails

Interessante anche l’analisi di JP Braun, Director of Design and Engineering per North Sails:

 

9 COMMENTS

  1. Avete confuso la media del vento in mph del grafico con i nodi, i valori sono abbastanza differenti

    • Ciao Marcello,
      la definizione di “Nodo” è appunto quella di “un miglio nautico per ora”. Nel grafico “miglio nautico per ora” (mph) equivale a nodi.
      Se si trattasse di miglio terrestre (1609 metri rispetto ai 1852 metri del miglio nautico) ovviamente i valori sarebbero diversi.
      Buona Coppa

    • Hanno tradotto un po’ frettolosamente. Ho scritto loro spiegando che avevano capito male la valutazione in poppa, dove ETNZ ha per ora un chiaro vantaggio.
      Hanno corretto il loro articolo. Staremo a vedere. Saluti

  2. Potreste chiedere al nostro grande Team, Luna Rossa – Prada – Pirelli, di stampare in grande, sul meraviglioso scafo AC75, “Made in Italy” ???
    Secondo me, Luna Rossa rispecchia gli ideali di quel marchio che sono: avanguardia, competitivita’, qualita’ ed etica, nonche’ “fatto in Italia”.
    Cosa ne dite?
    Grazie infinite

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