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La sky tower di Auckland con il tricolore italiano per celebrare la vittoria di Luna Rossa nella Prada Cup

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Auckland– Quando anche il tuo benzinaio di fiducia ti dice che Luna Rossa lo emoziona, beh… allora vuol dire che Cupido ha colpito ancora. E lo sta facendo con una barca avveniristica ma dalle forme femminili ed eleganti. Seducente. Bella da vedere e aggressiva quando serve. Il che, sul mare, è sempre sintomo di velocità. Lo fa con gli occhi profondi da normanno siculo di Francesco Bruni, con quelli algidi e controllati di Jimmy Spithill, aussie cresciuto a pane e vela nella North Shore di Sydney, e quelli gioviali ma anche attentissimi di Max Sirena, romagnolo purosangue a cui Patrizio Bertelli ha affidato questa campagna.
E con loro Pietro Sibello e tutte le 120 persone che compongono il team Luna Rossa Prada Pirelli, che con una progressione metodica e costante ha conquistato l’esclusivo diritto di sfidare Emirates Team New Zeland per il più ambito e complesso trofeo della vela sportiva e di tutti gli sport.

L’equipaggio al completo di Luna Rossa è salito nella serata di oggi sul palco della premiazione ufficiale della Prada Cup ad Auckland. Questo il video della cerimonia, preceduta dalla Haka Maori:

L’avevamo scritto in novembre nel video promo per la RAI, di cui avevamo curato i testi: ad Auckland c’è una barca italiana, Luna Rossa, pronta a farci di nuovo innamorare.
Ed eccola qui. Le cronache parlano di una Palermo impazzita per i fratelli Bruni, di Cagliari che rivendica con orgoglio l’appartenenza della base, la Toscana che risponde con la primogenitura bertelliana, le valli bergamasche così colpite dal Covid che s’inteneriscono per aver dato i natali a Luna Rossa a Persico Marine. La Romagna che si coccola Max Sirena, così come Alassio va fiera di Sibello e il Garda di Matteo, l’ultimo della stirpe dei Celon. E poi Roma, Napoli, Milano. Trieste, la capitale italiana della vela, che innalza lodi a Vasco Vascotto da Muggia. Tutti vogliono la Luna. Tutti ne sono sedotti.

La sky tower di Auckland con il tricolore italiano per celebrare la vittoria di Luna Rossa nella Prada Cup

La Luna ci entra nel sangue, rosso come le emozioni. Quelle vere. Sì perché Luna Rossa è dannatamente autentica. Frutto del lavoro e di quel Made in Italy di qualità che, quando si dà da fare, coniuga inventiva ed estro in quel caos calmo che la sta portando a scalare la ripidissima montagna dell’America’s Cup.

Lo ha espresso benissimo Francesco Mongelli, certosino navigatore di Luna Rossa, con un disegno tanto evocativo quanto sincero. Luna Rossa è arrivata solo al campo base e adesso inizia la scalata verso la vetta di una delle piramidi più alte dello sport e della tecnologia.

Ma questa volta c’è di più. Luna Rossa ha acquisito strada facendo un metodo positivo, che unisce razionalità anglosassone a creatività italiana. Sobrietà a qualità. Lavoro di team e continue analisi per migliorare. Mai si era visto un team italiano così attento e capace di progredire giorno dopo giorno. Regata dopo regata. Fino al paradosso che, nella Prada Cup Final, Luna Rossa sembrava il team britannico e INEOS Team UK quello latino.
Nelle quattro giornate di regata, un velista eccelso come Sir Ben Ainslie figurava via via sempre più ingobbito, con le braccia incrociate sul petto, con la barba troppo lunga di chi ha più dubbi che sicurezze. Fino a sconfinare nell’ammissione che “Yes, Luna Rossa is faster…“, Luna Rossa è più veloce. E nell’America’s Cup, dove la velocità è tutto, equivale ad ammettere che the italians sono stati più bravi. Alcuni blog britannici glielo hanno persino rimproverato. Ma un campione assoluto come Ainslie non mente mai a se stesso, sa bene che gli alibi sono solo scuse dei perdenti. E il rispetto dell’avversario è prerogativa dei vincenti. Che bisogna sempre guardare avanti, dimenticandosi la vittoria o la sconfitta del giorno prima.

Per cui… ecco qui il compito che tutti noi abbiamo in queste dieci giorni, che ci separano dall’inizio dell’America’s Cup Match contro i fortissimi kiwi. Testa bassa e continuare a pedalare. Niente è compiuto. Il pericolo è proprio nell’esaltazione. Alla base italiana di Auckland lo sanno e se lo ripetono di continuo, come ha detto Checco Bruni all’arrivo del 7-1: “Ogni giorno mi impongo di non sorridere, adesso lo faccio ma da domani si ricomincia”.
Tifiamo con tutte le nostre forze ma non ci esaltiamo. Aiutiamo Luna Rossa a fare ciò che sta facendo benissimo, mantenere la concentrazione. Niente richieste di selfie o regali prima del tempo. La forza di Luna Rossa è oggi il suo essere team. Un grande equipaggio che lavora e che, ogni giorno, esegue la sua routine fatta di un miglioramento costante, per “cercare quella velocità in più che ancora ci serve per battere ETNZ”, come ha detto oggi Max Sirena alla premiazione della Prada Cup.

La Prada Cup è solo la porta d’ingresso all’America’s Cup. Una sfida durissima con i neozelandesi, ovvero con chi da anni eccelle nella vela e che ha ideato queste fantasmagoriche macchine da regata che sono gli AC75. Con chi conosce ogni angolo del Golfo di Hauraki, come un bambino conosce il campo di giochi sotto casa.
Ed è lì, dal 6 al 15 marzo prossimi, che Luna Rossa sfiderà la storia dello sport, con il sostegno di sessanta milioni di cuori che battono senza gridare, che lavorano senza lamentarsi, che iniziano a sentire che mai come questa volta si potrebbe fare.
Per cui, dai, giriamo determinati e sereni anche noi quelle manovelle che Enrico, Matteo, Romano, Umberto, Emanuele, Pierluigi, Gilberto e Nicholas muovono ogni secondo di ogni minuto di ogni regata, per portare Luna Rossa a volare sempre più in alto, lassù, dove il il sole si move tra l’altre stelle.

1 COMMENT

  1. Complimenti sempre per l’ottimo è appassionante lavoro di informazione ed educazione alla Vela.
    Solo un piccolo appunto: ma perchè raconntate sempre di italiani che si comportano come anglosassoni, come se noi latini non fossimo capaci di concretezza, freddezza e organizzazione. Luna Rossa Prada ha già vinto in passato la Louis Vuitton Cup e mi sembra che lo spirito fosse lo stesso, esattamente LATINO! Basterebbe ricordare l’organizzazione e le capacità operative dei latini nella storia, e già i Romani erano Latini e lo erano anche Leonardo da Vinci o Michelangelo.
    Scusate il piccolo sfogo,
    Forza Luna Rossa!

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