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Il turismo nautico è senza dubbio uno dei settori economici più vivaci del nostro paese e, in generale, dei paesi con approdi marittimi, un tipo di turismo sfaccettato che raccoglie sia il turismo di lusso che il turismo di nicchia, tra crociere, charter e barche a vela.



In particolare, per i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, il turismo nautico è un settore fondamentale per la propria economia: pensiamo a Montecarlo, non solo sede, in compagnia di altre città, di uno dei casinò più antichi al mondo, ma anche una delle mete più amate dagli amanti della nautica, pensiamo alle Cinque Terre, pensiamo a regioni come la Sardegna, pensiamo, ancora, alla Grecia.

L’Italia, d’altro canto, con i suoi oltre 7mila chilometri di costa, le sue insenature meravigliose, i suoi approdi incantevoli e con tutte le attività legate al mare, non può non essere interessata dall’evoluzione del settore.

La prevedibile crisi dell’ultimo anno, che ha colpito indistintamente l’intero settore turistico, non ha del tutto scalfito le prospettive per il futuro. A tal proposito, la rinnovata sensibilità ambientale porta a pensare a un naturale connubio tra il turismo nautico e la cosiddetta blue economy.

La blue economy è una visione nata circa una decina di anni fa grazie all’economista belga Gunter Pauli, autore del libro Blue economy: 10 anni, 100 innovazioni, 1000 posti di lavoro. La blue economy rappresenta una sorta di evoluzione della green economy (tra l’altro non ancora affermatasi del tutto): se la green economy si “limita”, per così dire, a proporre una riduzione (consistente) delle emissioni inquinanti, la blue economy va oltre, chiedendo l’eliminazione dei processi inquinanti attraverso la biomimesi.

La biomimesi, in sostanza, studia i processi biologici di flora e fauna per trovare soluzioni sostenibili da applicare alla tecnologia umana. Guardando le cose dalle prospettive dell’economista belga, applicare, studiandole, il funzionamento biomeccanico della natura alla tecnologia, si può non solo dare una spinta economica all’attività umana, ma anche ridurre fino a eliminare l’impatto della stessa sull’ambiente.

In questo senso, il mare può dare il suo contributo, per esempio incoraggiando il trasporto marittimo delle merci piuttosto che su gomma, magari in combinazione con il cosiddetto trasporto intermodale che aiuta a ridurre sprechi e impatto ambientale.

Foto Pixabay


E il turismo nautico? Anche questo settore può e deve sposarsi con la visione della blue economy, anche e soprattutto considerando il fatturato del settore in Italia, che a fine 2019 aveva superato i 5 miliardi di euro. L’economia del mare, tra imbarcazioni da diporto, crociere e altre attività simili, può rappresentare uno dei player dell’economia italiana (ed europea), sfruttando, per esempio, le tante aree protette del mare nostrum, possibili destinatari di un turismo intelligente e rispettoso dell’ambiente. Il sempre crescente interesse per le questioni ambientali e le iniziative a riguardo, come la Giornata Mondiale degli Oceani, può contribuire ad aumentare la consapevolezza tra le persone.

La nautica sostenibile, l’unica via possibile per il futuro, vede le coste e il mare come risorse da valorizzare, al pari delle attività economiche ad esse legate, e promuove approcci e tecnologie sostenibili, dall’uso dei materiali per la costruzione delle barche alle motorizzazioni. Perché parlando di turismo nautico, non possiamo non prendere in considerazione l’impatto che il turismo, soprattutto di massa, ha sul territorio, a partire dalla produzione di rifiuti fino all’eccesso di barche a motore che navigano nelle acque del Mediterraneo.

Dunque, le prospettive sono legate alla crescita del turismo sostenibile e naturalistico che, pur non potendo raggiungere i numeri del turismo di massa, devono ricoprire un ruolo sempre maggiore, anche nel settore nautico. Per arrivare all’obiettivo, serve sia “educare” il turista a scegliere soluzioni sostenibili, sia le attività di settore a sposare i concetti di blue e green economy e fare proposte di turismo intelligente, rispettoso dell’ambiente e, allo stesso tempo, in grado di soddisfare le esigenze di relax, divertimento e conoscenza del turista.

Insomma, le prospettive per il futuro ci sono, basta guardare nella direzione giusta. E intanto, il Salone Nautico di Venezia, stoppato lo scorso anno, nell’edizione di quest’anno ha fatto registrare numeri davvero interessanti, con 160 espositori e 220 barche. Il turismo nautico e la blue economy, in definitiva, possono accompagnare il settore verso un futuro radioso all’insegna della sostenibilità.

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