SHARE

LivornoFrancesco Marrai era a Enoshima come coach di Robert Scheidt nella sua settima Olimpiade. Lo abbiamo incontrato al Circolo Nautico Livorno, in occasione della presentazione del suo libro “Note di strategia e tattica”.

Questo il suo racconto dell’Olimpiade di Tokyo:

“Un altro quadriennio è passato, un quinquennio in realtà, in ogni caso un ciclo olimpico finisce e come ogni volta arriva il momento di tirare le somme. Per me è stata una nuova avventura rispetto a quella di Rio2016, perché questa volta partecipavo da Officials (allenatore) e non da Atleta.

Una seconda Olimpiade in un ruolo senz’altro diverso che mi ha permesso di avere un’altra percezione di questo evento planetario e sicuramente mi ha consentito di acquisire nuove importantissime competenze.

Le Olimpiadi sono un evento fantastico, l’Evento lo definirei, quello che migliaia di atleti da tutto il mondo aspettano frementi e per il quale si preparano per quattro lunghissimi anni.

Qualcuno ha la fortuna di giocarsi una medaglia nel corso di una settimana, altri invece si giocano tutto in dieci secondi. Ma la magia che le avvolge rimane la stessa.

Questa volta, a Tokyo, la paura era tanta. In primis la paura non arrivarci mai, di non vedere l’inizio dei Giochi, in seguito una volta arrivati, la paura di essere contagiati, di non poter gareggiare, come successo ad un canottiere italiano, per farvela breve, era più facile ricordare la cose che era possibile fare da quelle che non era possibile fare, dalla quantità di restrizioni che avevamo.

A questa edizione dei Giochi ho partecipato come membro del Team Brasiliano che vorrei ringraziare per avermi accolto nella loro squadra ed avermi fatto sentire parte di essa. Un ringraziamento particolare al DT Torben Grael per la sua disponibilità al confronto, ad aiutare, davvero di grande esempio. Un team molto unito, un clima molto rilassato in pieno stile brasiliano.

La location della Vela come spesso accade non si trovava nella città ospitante, a Tokyo in questo caso, ma leggermente fuori a circa un’ora di auto. Questo ha significato non poter vivere nel Villaggio Olimpico ma in altre sistemazioni. La flotta si è quindi divisa tra un “albergo villaggio” messo a disposizione dall’organizzazione e chi, come nel caso del Brasile, ha deciso di trovare una sistemazione alternativa per tenere il team insieme senza dividere tecnici ed atleti.

Devo dire che l’organizzazione brasiliana è stata impeccabile. Avevamo a disposizione tre piani di una struttura alberghiera, un ristorante solo per noi con chef brasiliano e un piccolo angolo palestra. Inoltre nell’entourage erano presenti anche fisioterapisti, attrezzista per aiutare con in lavori alle barche, rule advisor e medico.

La base nautica, Enoshima yacht harbour, era semplicemente fantastica. La stessa sede delle Olimpiadi del 1964. Grandi spazi, un piazzale enorme per il collocamento delle barche (ogni team aveva il suo spazio), un’immensa rampa per alaggio e varo delle barche, una banchina per tutti i mezzi di supporto, giuria, media e altro. Era presente una lounge rinfrescata, per combattere il caldo torrido che ci ha accompagnati per tutto il periodo, dove era possibile mangiare e attendere l’arrivo del vento.

Vorrei anche menzionare e ringraziare tutti i volontari presenti all’Enoshima Yacht Harbour che hanno contribuito a rendere la manifestazione tale, sempre gentili e sorridenti, sotto la pioggia o sotto il solo cocente, semplicemente fantastici.

I campi di regata si dislocavano per tutta la baia, ognuno con le sue peculiarità che rendevano le regate molto complesse e avvincenti. Vento quasi sempre instabile, con salti difficili da prevedere. Importate variabile quella della corrente che presentava spesso intensità e direzioni differenti e poteva facilmente cambiare le sorti della regata. Era di fondamentale importanza capire chi tra vento e corrente avesse la priorità all’interno della strategia da pianificare. Chiaramente questo ragionamento non è equivalente per tutte le classi veliche poiché la differenza di velocità delle imbarcazioni stesse ne rappresenta il fattore determinante.

Tirando le somme penso che in linea generale chi regatava più nella parte esterna del campo, quindi meno conservativo, mediamente riusciva ad avere risultati migliori. Questo accadeva perché il vento rimaneva sempre molto ai margini del campo. Quindi chi, appena entrato nella raffica virava subito, rischiava quasi sempre di uscire dalla pressione.

Quanto detto si traduce con un punteggio in classifica generale mediamente elevato dove 6/7 barche potevano matematicamente giocarsi una medaglia nella medal race.

Ad ogni modo la flotta si è dimostrata molto tirata, con molti alti e bassi che hanno sottolineati come nella Classe ILCA (ex Laser) il livello sia molto omogeneo e come un Philip Bull, campione del mondo in carica, sia stato in grado di portare a casa un 30 e un 1 nella stessa giornata. Andando ai risultati, l’Australia porta a casa la terza medaglia d’oro consecutiva, davvero complimenti. A Croazia e Norvegia vanno secondo e terzo posto con Cipro beffato da una seconda gialla quando era in seconda posizione, avrebbe combattuto per l’oro, davvero un gran peccato, solo un quarto posto per Pavlos Kontides.

Un grande plauso al Team Italiano per aver portato a casa non solo un’importantissima medaglia d’oro, ma anche tanti altri bellissimi piazzamenti a dimostrazione del grande lavoro che con costanza la Federazione Italiana sta portando avanti con successo.

Infine arriviamo noi, io e Robert, chiamato Alemão (tedesco) dai compagni di squadra. Robert mi ha dato fiducia in questi tre lunghi anni, pieni di avversità e complicanze che ho dovuto affrontare. Chi mi conosce sa quanto è stato difficile riuscire a realizzare questo sogno, tanti pezzi di un puzzle gigantesco da incastrare, pezzi che a volte neanche c’erano… Allora si grazie a Robert Scheidt, plurimedagliato olimpico che nonostante l’età (48anni) ha deciso di mettersi in gioco un’altra volta (la settima) e confrontarsi con i migliori al mondo. Ha creduto in me dall’inizio, mi ha dato la possibilità che cercavo. Ho dato il massimo per aiutarlo a rimettersi in pista. Siamo arrivati ad affrontare questa Olimpiade al massimo delle potenzialità con due risultati pesanti nei mesi precedenti che hanno dato conferma del lavoro fatto. Il risultato non è arrivato, ma la soddisfazione di averci provato fino alla fine senza mai mollare è impagabile. Cos’è mancato per fare medaglia? Forse un pizzico di aggressività in più nei confronti della regata e non esser riuscito ad approfittare meglio di alcune situazioni. E poi chi può dirlo come sarebbe potuta andare, ci sono anche gli altri a giocare…

Non voglio tediarvi oltre, ci tengo solo a dire che per me è stato un onore partecipare nuovamente alle Olimpiadi, avrei voluto essere stato lì da atleta, e non da allenatore, a giocarmi una medaglia. Purtroppo questo non è stato possibile, non per scelta mia. Allora non resta che gioire di ciò che la vita regala e viverla appieno.

Lottate per quello in cui credete, per quello che volete ottenere, nessuno potrà fermarvi.”

Francesco Marrai

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here