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Fort de France- E’ un Giancarlo Pedote in piena forma quello che si racconta oggi a Fare Vela, a due giorni dallo splendido sesto posto conquistato con l’Imoca 60 Prysmian Group alla Transat Jacques Vabre in coppia con Martin Le Pape.
Oggi, 30 novembre, è anche il giorno in cui esce in libreria il suo libro L’Anima dell’Oceano, i miei 80 giorni al Vendee Globe, edito da Mondadori-Rizzoli e che ricostruisce la sua partecipazione al Vendee Globe.

Progetti immediati: riportare la barca alla base di Lorient partendo già oggi per due settimane di Atlantico “al contrario”, rivedere la famiglia e un intenso inverno di cantiere. L’obiettivo è aggiornare Prysmian Group per ridurre sempre più il gap con gli Imoca di ultima generazione.
“Foil più grandi, sistema di rake continuo e shore team di una dozzina di persone, questo quanto hanno i team maggiori della classe… Un sesto posto con la mia barca del 2015, rimasta alla tecnologia del 2015 pur essendo sempre seguita e affidabile, ha per me dell’incredibile”, spiega un Pedote già pimpante alle otto del mattino della Martinica.

Il sesto posto alla Jacques Vabre, seguito all’ottavo al Vendee Globe, lo confermano come uno dei velisti oceanici migliori di sempre. Cosa manca per raggiungere la vetta in una classe competitiva come gli Imoca? “Sono grato ai miei sponsor, a Prysmian Group, ma sono anche consapevole che i team con barche del 2010 e 10-12 persone al lavoro per sette giorni alla settimana sono quei 2-3 nodi avanti. Quando c’è da giocare con correnti e scelte strategiche puoi farcela, ma quando hai un reach di giorni e giorni non puoi farci niente. Proprio per questo ritengo che questo risultato abbia dell’incredibile”.

Il mio sogno è avere una barca aggiornata e in grado di competere per il Vendee Globe del 2028. Anzi dico di più, nella mia carriera non ho mai avuto, e dico proprio mai, una barca nuova. Dico ideata da me con un progettista. Ho sempre dovuto adattare alle mie esigenze una barca pensata per altri. Ma la barca nuova non basta, ciu vuole anche un team intero per gestirla. Ci stiamo lavorando e il primo passo sarà fare un lungo e ottimo cantiere invernale a Lorient dopo la traversata di ritorno”.

Il rapporto di Pedote, fiorentino di Scandicci trapiantato a Lorient, in Bretagna, “lì dove la confort zone si riduce ma il gioco oceanico è quello vero”, con l’oceano. Il suo metodo “cartesiano”. Un bicchere che più che mezzo pieno, come dice lui, è quasi colmo. In quest’intervista scopriamo cosa occorre per riempirlo dell’acqua salata e immensa degli oceani.
Complimenti Giancarlo Pedote.

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