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Valencia– Missione compiuta amici. Può un velista tradizionale di mezz’età, con lunga esperienza al timone in derive, monotipi e altura ma esordiente nel foiling, timonare un Persico 69F in una vera regata del più importante circuito internazionale foiling per tutti?
La risposta, a quanto abbiamo sperimentato in prima persona in questa settimana al Valencia Mar 69F Grand Prix, è positiva. Non solo, ciò che più conta è il divertimento e i sorrisi che abbiamo visto sui volti del nostro e degli altri equipaggi una volta tornati a terra.
Pura adrenalina. Regate tiratissime, tutte vissute in apnea. Punte di velocità di 25-27 nodi e un lavoro di team che dà piena soddisfazione a chi ama la vela sportiva.

Il video finale della nostra miniserie Learning to fly:

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Il Persico 69F è un gioiello in carbonio di 380 kg, robusto ma anche filante e ben disegnato, tanto che riesce a regatare più che bene anche con venti leggerissimi, in modalità dislocante grazie alla lunga lama di deriva, che ti fa ricordare i movimenti su un Laser o un 470.
Appena il vento arriva a 8-9 nodi il decollo è facile e immediato, senza bruschi sollevamenti. Stai volando perché te lo dice il log, che immediatamente schizza a 13-15 nodi. Appena la perfetta brezza valenciana tocca i 12-14 nodi, i 20+ knots sono una costante. Il nostro record è stato di 24,77 nodi.

La partenza al traverso. Foto Jesus Renedo/SailingEnergy

Al timone abbiamo eseguito i consigli di Mateo Majdalani e Pietro De Luca: piedi sotto le cinghie, una mano ben salda sulla barca e l’altra sul timone. Occhi incollati sui filetti e sul vento davanti a noi, in una sintonia totale con randista e flight controller per non spezzare l’incantesimo dell’assetto volante. Ogni movimento brusco rischia infatti di destabilizzare il volo. Velocità uguale sicurezza.
Una volta capito il trucco, però, la barca è potente e leggera al tempo stesso. Uno spasso. A faticare per davvero sono Mateo e Pietro, ma loro sono giovani e abituati alla velocità. Majdalani è tra i migliori della classe olimpica Nacra 17, De Luca ha un lungo passato in Laser e conosce benissimo i 69F.

IL 69F con cui abbiamo disputato sette prove ieri, con vento tra gli 8 e i 14 nodi. Foto Renedo

I percorsi a quadrilatero sono avvincenti. Partenza al traverso, con una lotta time-distance nell’ambito delle regole speciali della classe (rombo di protezione di 4 metri tra barca e barca, in America’s Cup Style e divieto di passare a meno di due metri dalle boe, le principali). Reaching subito oltre i 20-23 nodi, dove conduzione e assetto risultano fondamentali. Poi poppa con un gennaker che più cazzato a ferro non si può, visto che l’apparente è ovviamente sempre di prua e ti spara in faccia 30 nodi quando sul mare del Pinedo ce ne sono appena una dozzina.
Devi capire le coperture, opposte a quelle che hai imparato in decenni di vela tattica. Al lasco e in poppa chi sta davanti ti spara addosso aria sporca fino a sfinirti ed è in quel momento che ti vengono in mente le coperture “invertite” viste all’ultima America’s Cup di Auckland.

La strambata è delicata e occorre attendere la discesa del foil sopravvento prima di iniziare la manovra. L’angolo d’uscita è fondamentale. Le scuffie avvengono sempre a bassa velocità e la cosa si risolve rapidamente. Come su un grande Laser: si monta in tre sul daggerboard e il 69F si raddrizza subito. Ne abbiamo fatte un paio ma niente paura. In pochi secondi riparte la corsa tra le boe. Altro lasco mure a sinistra e bolina finale. Il tutto dura tra i 13 e i 18 minuti, ma, credeteci, bastano e avanzano.

IL 69F della SN de Geneve, su cui regatava Federico Colaninno

C’è la tattica vi domanderete? Eccome se c’è. Tutto più rapido e immediato, basato sull’imperativo categorico del VMG e sulla capacità di leggere il vento davanti a noi. Gli incroci sono rapidi e precisi e l’umpire lunarossiano Marco Mercuriali è attentissimo e commina penalità (diversi punti in base all’entità dell’infrazione) a gogo dopo un briefing pre-evento chiarissmo: sicurezza prima di tutto ed evitare sempre la collisione, anche quando si ha ragione.

I 69F sono assolutamente identici, fino ai colori delle manovre e alle mandorline dei punti di mura, tutti uguali visto che ogni mattina le sei barche dell’organizzazione vengono sorteggiate. Lo shore team prepara le barche allo stesso modo e tutto funziona perfettamente. Se c’è un problema in acqua lo shore team guidato da Lorenzo provvede senza perdite di tempo.

La formula pay per play che 69F sailing propone alla fine risulta facile e comoda. Una barca stupenda ed estremamente divertente, con un livello ottimo e tanti ragazzi giovani provenienti da tutta Europa.
Il primo Valencia Mar, dopo 10 prove di cui l’ultima a punteggio doppio) è stato vinto dai finlandesi di FIN 1 Racing con Allan Norregaard, Janne Jarvinen e Iago Lopez. Secondo posto per gli svizzeri della Societe Nautique de Geneve Okalys Youth Project, in cui regatavano anche gli italiani Federico Colaninno e Filippo Amonti. Terzo posto per i francesi della Normandia di Groupe Atlantic. A terra Valencia Mar propone paella, arroz a la banda y patatas bravas: tra una birra e l’altra si sbirciano le splendide immagini del media team 69F e si va a casa felici e contenti.

I vincitori di FIN1 Racing. Foto Renedo

La prossima settimana si replica con il secondo Valencia Mar Persico 69F Grand Prix, a cui parteciperà anche un equipaggio affidatoad Alberto Barovier.

L’organizzazione gestita da Dede De Luca e Carlo Tomelleri ci è sembrata attenta ed estremamente professionale. Così la logistica e lo shore team.
Un bel modo di provare la vela foiling in sicurezza. Il consiglio è di dotarvi di due “gatti” giovani e provenienti da classi olimpiche o skiff vari. Con loro imparerete e, come è capitato a chi scrive, vi divertirete moltissimo.

L’equipaggio di Fare Vela alla 69F Cup – Valencia Mar Sailing Week, hosted by Valencia Mar16 April, 2022© Sailing Energy / 69F media

Per info sul circuito e le condizioni di noleggio: 69fsailing.com

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