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Luca Davoli al timone di JK Sail

Ricordate il JK Sail, il Bavaria C57 di Luca Davoli che abbiamo seguito durante l’ultima ARC?
La barca e il suo equipaggio si trovano ora in Oceano Pacifico, diretti verso le Isole Marchesi.
Riceviamo e pubblichiamo il diario di bordo di Luca Davoli:

Luca Davoli al timone di JK Sail

12/06/2022 Pacifico
posizione S 6.04.914 W 127.27.870 siamo a 767 miglia da Nuku Hiva.

“Sono le 18 navighiamo sotto Gennaker con vento fra i 10 e i 15 nodi. JK sail in favore di corrente domina le onde a 9 nodi. Siamo tutti in pozzetto. Il sole, nascosto dall’imponente A4 di 240 mq, inizia a darci tregua. Siamo rilassati.

Spin (Roberto Spinella Yacht Master) stringe nella sua grande mano l’immancabile birretta, Ric (Riccardo Polacchi istruttore di vela) è assorto al timone, io e Johnny (Luca Franceschetti Armatore di un bellissimo Oceanis) ascoltiamo Kaf (Luca Cafasso – Cilento a Vela) in uno dei suoi tanti racconti pirateschi.

Kaf è un vero esperto delle scorribande di navi che issando la bandiera di Jolly Roger (il teschio con le due tibie incrociate ) mettevano a ferro e fuoco depredando le navi mercantili che solcavano il mare dei Caraibi fra il 1600 ed i primi anni del 1700.
Lo sapevate che temutissimo pirata Barbanera dopo essere sopravvissuto a 10 giri di chiglia è stato impalato a Nassau, quartiere generale della pirateria nel mare dei Caraibi?

Viviamo in un sogno che molto presto si trasformerà in incubo.

Tutto parte da Ric che richiama la nostra attenzione.
Ragazzi squall in vista!
Lo Squall (groppo, Ndr) è un fenomeno metereologico tipo degli Oceani: cumuli di nuvole carichi di energia accumulatasi per effetto del loro vagare sospinti dagli alisei.

Siamo a 4 ggiornidall’arrivo ci sentiamo invincibili.
Abbiamo salutato Panama il 25/05 e dopo oltre 3.000 miglia abbiamo alle nostre spalle le Americhe ed i Caraibi.

Al momento in cui Ric esclama squall in vista commetto il mio primo errore: ordino di preparare l’immediata ammainata del Gennaker.
Il vento in quel momento è ancora debole 15 nodi, ma le nuvole nere sono molto vicine.

Il vento prodotto da uno squall raramente supera i 30 nodi e con il mio gennaker, da vento pesante, sarebbe sufficiente poggiare ed attendere il passaggio del fenomeno atmosferico.
Invece pecco di presunzione.

Il mio team, oramai rodato, riuscirá a chiudere in tempo la maestosa vela.
Del resto a prua Kaf e Johnny sono dei mostri. Non sbagliano una manovra.

In un attimo Spin, probabilmente a malincuore, abbandona la birra ed é in posizione per azionare la furling Line (cima per azionare il frullino di chiusura della vela portante) Ric al timone, io alla scotta, Kaf e Johnny a prua con i giubbotti di salvataggio ben serrati.

Il vento sta progressivamente aumentando, le nuvole sempre più vicine, avvertiamo le prime gocce d’acqua.

Sarei ancora in tempo per abortire la manovra ma non lo faccio, Spin attiva il winch e la furling Line scorre velocemente sul bozzello di rinvio.

Un giro, due, tre a prua Kaf volge lo sguardo in testa d’albero.

Siamo tutti in attesa del sua solito ok con la mano a coprire la sua folta barba da corsaro che ci conferma che tutto procede per il verso giusto.

L’ok tarda ad arrivare lo squall oramai ci lambisce.
Avvertiamo che qualcosa non sta girando per il verso giusto.

Spin nel sul classico dialetto lombardo esclama “vaca légia” che tradotto nella lingua di Ric (Romano) equivale ad un “Porca mignotta” Kaf (napoletano) “ma che sfaccimma” ed in infine Jonny (Ferrarese) “Maial ke guai”.

Il team di JK sail, a differenza dell’attraversata atlantica dove i napoletani la facevano da padroni, ora parla più lingue ed abbraccia più regioni.

Udita l’imprecazione di Spin piombo su di lui: la furling Line si era incattivita dentro ad un bozzello di rinvio.
Mio secondo errore, questo in fase di preparazione della barca.

In Atlantico ho avuto problemi con i bozzelli delle scotte randa ragion per per cui, durante una sosta a Saint Martin, ho speso una fortuna per cambiare tutti i bozzelli di drizze e scotte.

Ma quello stupido bozzellino di rinvio della cima che ruotando intorno al frullino produce la chiusura del nostro gennaker era rimasto escluso da ogni mia considerazione di sottodimensionato.
Purtroppo è nei dettagli che si insidiano i problemi.

A causa di questo mio errore di valutazione ci troviamo con la furling Line bloccata impossibilitati a proseguire la manovra di chiusura.

Mi precipito sotto coperta, prendo un martello e demolisco il maledetto bozzello liberando la cima che ora faccio scorrere con un rinvio ad un secondo winch.
Pare tutto sistemato.

Il vento soffia ad oramai più di venti nodi, la pioggerellina si è trasformata in scrosci d’acqua.
Spin riavvia il winch di chiusura ma in contemporanea Kaf da prua avverte abbiamo un problema alla drizza.

Oramai lo swall ci investe il vento passa improvvisamente da 20 a più di 30 nodi (la strumentazione di bordo segnerá un picco a 32,6).

In quel momento Ric, secondo mie disposizioni, aveva portato la barca con un angolo al vento di 120 gradi, angolo che avevamo constatato come ottimale durante la fase di chiusura del Gennaker.

120 gradi al vento, vela issata di 240 mq, botta di vento da più di 30 nodi ha comportato l’immediato sconvolgimento di JK.

La barca è atterrata dal vento con la stessa violenza con cu Mike Tayson colpiva mettendo al tappeto i suoi avversari.
In un battito d’ali ci troviamo inclinati con la falchetta in acqua, il gennaker che sfiora il mare che sotto l’effetto delle raffiche di vento nebulizza.

A Prua Kaf e Johnny sono sospesi nel vuoto attaccati alla sola life Line revelatasi efficace, lo fosse stato il bozzellino non starei qui a scrivere questa pagina di diario.

Nel pozzetto Ric, caduto a terra, ha perso il controllo del timone a cui si tiene aggrappato per non scivolare ulteriormente verso l’acqua, Spin resta in piedi attaccato ad un tientibene, mentre io scivolo pericolosamente verso le draglie che oramai spariscono fra le onde sottovento.

A prua Kaf e Johnny con le gambe a penzoloni come su una giostra di una qualsiasi luna park di periferia si guardano e sorridono.

Mi chiedo se il loro riso è frutto della rassegnazione oppure dello sprezzo del rischio propria della loro età.
Avessi io trent’anni.

Quanto avrei voluto a quell’età fare scelte diverse anziché regalare i migliori anni della mia vita ad un lavoro, che ancora oggi mi assorbe tanto e che in cambio mi ha portato in attimo ai miei cinquant’anni.
Quante cose avrei potuto fare.

A 19 anni avevo i capelli lungi e sognavo di partire per l’America, il mio sogno era di iscrivermi ad una scuola jazz a Boston e fare il musicista, a 20 anni mi trovavo invece già con i capelli corti, la giacca, la cravatta e una valigetta in mano.

Il mio sogno di pianista, che per mantenersi avrebbe fatto il lavapiatti, si era trasformato in un venditore di polizze di assicurazione.

In un suo famoso film, di cui ora non ricordo il nome, Voody Allen romanzava che la peggior punizione per un uomo è quella di essere rinchiuso in una stanza con un assicuratore.
Quindi ero passato da “possibile” acclamato musicista ad essere una punizione per l’umanità.

Dello stesso avviso è Spin che afferma che per lui assicuratori, banchieri e notai non dovrebbero semplicemente esistere.

Kaf mentre sorride con Johnny urla capitano la Drizza! la Drizza.
Ho ben presente che per sottrarre JK dalla furia del vento devo sparare la cima che tiene issato al vento il Gennaker.

Con i piedi oramai nell’acqua riesco a raggiungere lo stopper.
I miei occhi non credono a quello che vedono.

La parte verso poppa della drizza è ispessita dalla calza che come una fisarmonica si è compressa mentre della parete verso prua resta la sola anima della drizza stessa.

Lo stopper non si apre, impossibile agire sul winch per permetterne l’apertura.
Kaf continua ad urlare sempre più forte la drizza la drizza.

Oppure non lo ha mai urlato, ma la mia mente oramai sintonizzata alla sua da migliaia di miglia insieme ne percepisce la richiesta.

Non ho altre soluzioni, devo afferrare il coltello di sicurezza posto vicino ad ognuno dei winch e tagliare la cima.

Uno, due forse tre colpi e la cima cede sotto la lama del coltello nel frattempo urlo a Ric e Spin: la randa la randa lascate la randa.
Spin è il primo a raggiungere la scotta sopravvento e con l’aiuto di Ric anche la randa è sottratta alla furia del vento.

JK, come il pugile colpito da Tyson, ha scontato i suoi 10 secondi che determinato la fine del match e si rialza incolume.
Tiriamo tutti un respiro di sollievo Kaf e Johnny scendono dalla giostra e possono finalmente rimettersi in piedi.

La tensione si allenta per un solo attimo, il tempo di realizzare che abbiamo in acqua una vela di 240 mq con relative scotte.

Il rischio mortale è che la vela le scotte o peggio entrambe vadano a finire nella timoniera decretando l’ingovernabilità della barca.

Nel frattempo piove il vento soffia oltre i trenta nodi ed il mare monta.

Come 5 pescatori su un peschereccio ci mettiamo a murata con l’intento di issare a bordo il gennaker che con il suo colore nero si confonde fra le acqua agitate di un mare color blu intenso.
La vela sembra incollata al Pacifico.
Il peso dell’acqua la trattiene mentre vediamo le cime scomparire sotto lo scafo.
Penso ai timoni e al rischio che stiamo correndo.

Non ci arrendiamo, continuano a lottare istanti che sembrano eterni.
Poi, senza una spiegazione plausibile tutto, non una parte, non un lembo ma tutto il gennaker viene proiettato verso JK invadendo il pozzetto ed il camminamento poppa prua.

La vela si trovava sotto vento alla barca quindi le onde e lo stesso vento colpiscono JK sul lato opposto e non possono essere loro la causa di tale evento.

Cosa può essere che ha riportato in barca quello che il mare con forza tratteneva?
Non lo so.

Ognuno a bordo darà la sua spiegazione.

Kaf rincodurrà il tutto a San Gennaro, Spin alla bella Madonnina, Ric ricorda che sua mamma prima di ogni suo esame si raccomanda a santa Rita, Jonny battezzato, ma che nel tempo ha perso la fede, crede in qualcosa di superiore ma diverso dal dio che gli hanno raccontato.

Io, che mi ritrovo a 57 anni a solcare gli oceani più vecchio di mio padre, sono certo che è stata una sua carezza rivolta a me a fare sollevare quello che il mare voleva trattenere”.

Tratto dal diario di Luca Davoli, capitano di JK sail

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