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Pointe a Pitre- Ascoltando Ambrogio Beccaria in collegamento dalla Guadalupa, appena risvegliato dopo il meritatissimo riposo del guerriero, risulta chiaro il motivo di simile risultato. Secondo classificato nella ipertecnica Class 40 alla mitica Route du Rhum, la più famosa e dura delle regate transatlantiche. Miglior piazzamento di sempre per un velista italiano in una classe monotipo al Rhum e nuovo risultato, dopo la vittoria nella Minitransat 2019, che pone lo skipper milanese al vertice della nuova vela oceanica italiana.

Foto Martina Orsini

Determinazione, aggressività mista a un rischio lucido e “controllato”, preparazione, tanto lavoro, forza mentale e star bene in barca. “Per far bene bisogna divertirsi”, dice Beccaria a fine conferenza stampa, “E io in questi 14 giorni mi sono sempre sentito a mio agio a bordo. Credo che la forza mentale sia sempre stato uno dei miei punti di forza, magari la prossima volta devo lavorare un po’ di più sullo stress prepartenza… ma funziona. Sento di avere un equilibrio, so che è uno dei miei punti forti. Nonostante fosse una battaglia io ero lì, pronto, ed ero fatto per esserci. La testa ben concentrata sull’obiettivo. Io c’ero”.

Accidenti se Ambrogio Beccaria, 31 anni, milanese, c’era. Una settimana a sbattere di bolina contro quattro fronti, di cui uno, il terzo terribile con mare incrociato “che impediva anche solo di alzarsi in piedi”. Un’altra a volare nell’Aliseo al massimo delle possibilità, senza mai mollare, pensando “ma come farò a non scoppiare una vela”. Una capacità evidente di saper dare il massimo nei momenti decisivi, come le ultime 48 ore prima dell’arrivo, nel lungo match race contro Corentin Douguet per il secondo posto. Un approccio gestito benissimo, grazie a una scelta di vela coraggiosa, e un periplo dell’isola fatto davvero “alla grande”, meglio anche del vincitore, quel Yoann Richomme che con due Rhum e tre Solitaire du Figarò vinte domina da sei anni i Class 40.

E veniamo quindi a quella notte decisiva, che lo ha portato al secondo posto di uno dei podi più importanti della vela oceanica.
“Non so come lo spinnaker grande possa essere ancora lì… In quella fase, ho deciso di usare la vela più grande, un mostro di 210 metri quadrati, e di tenerlo su e ho visto che la cosa funzionava. Riuscivo ad andare un po’ più veloce e a scendere qualche grado di più rispetto a Corentin. Ma bisogna tener presente che tra 20-22 nodi e 22-24 cambia molto, la barca faceva dei rumori assurdi e al lasco ho raggiunto velocità davvero importanti. E vicino alla Guadalupa c’erano groppi e raffiche pericolose e non è stato facile.
Il momento più difficile in assoluto è stata l’ultima notte, quando combattevo per il secondo posto con Corentin Douget e mi sono reso conto che avrei navigato al buio con una vela molto grossa portando la barca al limite, viste le condizioni meteo che c’erano con raffiche di vento inaspettate. Non so come lo spi sia riuscito a sopravvivere, c’erano dei rumori veramente impressionanti.

Gestire le vela in regata era uno dei punti di domanda visto che praticamente non abbiamo fatto test. La barca ha fatto il Rhum con poche uscite d’allenamento e, devo dirlo, ero un po’ arrugginito quanto a navigazione in solitario. Le manovre sono difficili.
In bolina è più dura fisicamente, ma più facile tecnicamente. Al lasco con 30 nodi è più difficile da gestire ed è facile cappottarsi…”.

Il fatto di non avere più i dati del vento, dopo l’avaria subita in uno dei fronti della prima settimana, ha fatto aguzzare l’ingegno a Beccaria. Niente lamenti ma soluzioni: “Non conosco benissimo questi piloti automatici, ma anche nella sola modalità bussola che mi restava puoi mettere delle variabili come il controllo dello sbandamento, una forchetta max e minima, che mi hanno aiutato molto. Alla fine ho pensato che la mancanza dei dati mi condizionasse di più.

Un rammarico per non aver ripreso Richomme? “Lui domina i Class 40 da 6-7 anni. Ha una barca che va molto veloce in bolina e ha fatto una prima settimana perfetta, riuscendo a entrare nell’Aliseo con un buon vantaggio. Io andavo di più in poppa e se avessi saputo di poter mettere lo spi più grande sin da subito sarei potuto arrivare un paio d’ore più vicino a lui e poi saremmo stati a vedere. Richomme mi ha fatto grandi complimenti”.

E il duello con Douguet per il secondo posto? “Corentin è un vecchio volpone. Anche qui l’aspetto mentale è stato importante. Quando ha capito che avevo cambiato lo spi, ha iniziato a chiamarmi, dicendo “Dai è rischioso andar così forte… potresti perdere il podio… “, ma io non ci sono cascato. Stava, insomma, provando a mettere dei semini nella mia testa… che poi si sa, fanno il loro lavoro. Conosco questa dinamica… La cosa mi ha gasato anche di più e sono rimasto in controllo”.

Beccaria con Richomme e Douguet, il podio dei Class 40 non parla solo francese

Beccaria ripercorre poi la regata. “La partenza in sé non è andata benissimo, ma poi al Capo sono rientrato e non ho più lasciato il gruppo di testa. Decisiva è stata una virata in previsione del terzo fronte prima delle Azzorre. Il secondo fronte è stato duro e ti senti vulnerabile. In più avevo spaccato il sensore in testa d’albero. Il terzo fronte era più favorevole come movimento e sono riuscito a posizionarmi molto bene rispetto al suo passaggio. Continuare a combattere, avere la testa dalla tua è fondamentale.

In bolina con aria questi ultimi Class 40 vanno come dei treni ma proprio non riesci a stare in piedi quando sbatti tra le onde. Davanti al fronte hai vento e onde dalla stessa parte e riesci a gestire, ma dopo la virata hai vento ma anche mare di prua ed è lì che tiri le sassate più incredibili. Devi trovare velocemente l’angolo di uscita giusto dopo la virata. Evitare di sbattere diventa categorico.
Negli Alisei poi è stata una gara di velocità.
Come detto poi la vela più grande, con cui facevo di fatto meno strada per la layline finale. Un’ultima notte a sperare di non esplodere nulla con dei rumori pazzeschi. Più volte mi sono sentito proiettare dalla poppa fino all’albero per l’inerzia delle planate e le botte tra le onde successive. Ma ho spinto e in 4 ore sono riuscito a riprendere 4 miglia, un nodo di più di media che è pazzesco. Nelle ultime 48 ore ero sempre fradicio, sott’acqua, o mare o pioggia nei groppi. Sempre bagnato”.

Alla Grande Pirelli nelle ultime miglia prima dell’arrivo

La fortuna aiuta gli audaci, si sa, e Ambrogio Beccaria dimostra di esserlo, ma con un notevole bagaglio tecnico e, lo diciamo noi prima di lui, la testa adatta.

E Alla Grande Pirelli? “Il potenziale di velocità di Alla Grande Pirelli non lo conoscevamo. Ci eravamo detti perciò che l’importante era essere affidabili. Arrivare dall’altra parte. Voglio quindi ringraziare tutti, lo shore team, il cantiere di Edoardo Bianchi, i progettisti Gianluca Guelfi e Fabio d’Angeli perché i risultati li abbiamo fatti. Un po’ ci credevamo e adesso rimaniamo con il nostro programma, sperando di vincere le prossime regate (saranno la RORC 600 ad Antigua in equipaggio e la Defì Atlantique in doppio due tappe fino alle Azzorre e poi a La Rochelle, Ndr). Pirelli è stato l’ingrediente che ci ha permesso di migliorare le nostre idee. Grazie davvero a lui e a tutti gli altri.

L’abitabilità è da migliorare. E’ difficile riposarsi e risulta un po’ scomoda la seduta per le analisi tattiche, ma la barca va davvero forte e… me l’hanno già chiesta in molti, anche qualche francese. Dopo il risultato non fanno che chiamare. Il cellulare è esploso”.

Beccaria parla poi del binomio barca-uomo: “Posso migliorare, dopo 14 giorni si crea un binomio e siamo andati molto bene e credo che più di così non potevamo fare. Occorre forza mentale. Sapevo che gli altri erano forti ma io stavo bene in mare. Un nostro coach diceva, andate e divertitevi. Senza divertimento non si fanno le performance e io stavo proprio bene sulla mia barca.
La vela in solitario è cambiata molto, rispetto ai tempi in cui seguivo Giovanni Soldini. Adesso è tutto molto più tecnico ma restano validissimi gli approcci umani di qualche anno fa”.

“Sento grande orgoglio per questo progetto italiano al 100 per cento. Quando lo abbiamo pensato con l’architetto e il costruttore, tutti mi hanno detto che ero un pazzo, che era un rischio enorme. E alla fine, credo che questo secondo posto dimostri che ne è valsa la pena!”, commenta ancora Ambrogio Beccaria, “Ringrazio tutti gli sponsor, a
partire da Pirelli, per averci creduto. Gli ultimi otto mesi, a cominciare dalla costruzione della barca, sono stati super intensi. Per me, questo è prima di tutto un successo della squadra, qualcosa che abbiamo fatto tutti insieme. Non immaginavo
di andare così lontano. Abbiamo fatto un lavoro pazzesco. Finire con un secondo
posto è un grande premio per tutti”.

Adesso Beccaria riceverà due premiazioni, una il 26 novembre in Guadalupa e l’altra al Salone di Parigi il 10 dicembre.
Il 15 dicembre a Milano
, si svolgerà un evento all’Auditorium Pirelli per festeggiare Ambrogio Beccaria. Nell’occasione sarà presentato anche il video documentario “Solitario ma non troppo”, dedicato alla storia di Beccaria.

Chapeau Ambrogio.

Beccaria è Ambassador di One Ocean Foundation, realtà dedicata alla tutela ambientale e da sempre vicina al mondo della vela e della navigazione, partecipa a un’inziativa promossa dalla fondazione: per ogni suo miglio percorso durante la Route du Rhum, One Ocean Foundation si è impegnata a raccogliere un chilo di plastica dalle coste, plastica che poi verrà reimmessa nel ciclo di recupero. Saranno dunque 4 le tonnellate di rifiuti plastici che One Ocean Foundation raccoglierà attraverso la partecipazione di Beccaria all’iniziativa More Miles Less Plastic.
“Ho percorso 3542 miglia nautiche, ma reali 4029”, prosegue Ambrogio Beccaria, “un dato importante non soltanto ai fini agonistici, ma perché saranno altrettanti i chilogrammi di plastica che verranno raccolti grazie all’iniziativa More Miles Less Plastic, sono contento che con la mia Route du Rhum, posso dare un contributo anche in termini di sostenibilità”.

La nuova avventura di Ambrogio Beccaria è realizzata grazie a Pirelli, main e lead sponsor del progetto. A sostenere Alla Grande anche Mapei, global sponsor, e un team di aziende capaci di offrire soluzioni tecniche e sportive sempre all’avanguardia: Gottifredi Maffioli, Solbian, B&G, Musto, Harken, Lombardini Marine, Studio Scandurra, Marine Electrics, North Sails, Elensys, Banca Passadore, QI Composite, Northern Light Composites, Andrea Lorenzi e San Giorgio Marine.
Beccaria è un atleta dello Yacht Club Italiano, il più antico sodalizio velico del Paese; per YCI porta con orgoglio il guidone sociale e supporta il Club genovese nei progetti di formazione giovanile nella vela d’altura. Ambrogio è inoltre Ambassador di One Ocean Foundation, realtà italiana fondata nel 2018 e operante a livello internazionale per la tutela e la conservazione dell’ambiente marino e costiero.
Il Centro Ricerche Mapei Sport è al fianco di Beccaria per quanto riguarda la preparazione atletica e per l’assistenza medico-sportiva e nutrizionistica.

L’incontro con i genitori. Foto Orsini

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