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Gli Ultime in uscita dalle chiuse di Saint Malò

Britannia rules the waves… si diceva una volta riferendosi al dominio britannico dei mari. Adesso nella vela oceanica i britons si sono trasformati in bretons, con la Bretagna francese centro mondiale riconosciuto ed economicamente rilevante della vela oceanica professionale. L’ultima esaltante Route du Rhum ha confermato questo dato.

Su questo aspetto riceviamo un interessante contributo da Stefano Beltrando, strutturista assai apprezzato con la sua QI Composites dai team di America’s Cup e vela oceanica, che ha analizzato il ruolo centrale della Bretagna nella vela oceanica:

La partenza del Rhum 2022

“Una storia non vale per quello che è ma per come la si racconta” l’ho sentito dire ad una riunione dell’organizzazione di un importante evento velico qualche anno fa.
E’ probabilmente vera la maggior parte delle volte, ma per fortuna se una storia è pazzesca funzionerà comunque la si racconti.
La Route du Rhum che si sta concludendo è una storia pazzesca che ne racchiude decine, c’è l’imbarazzo della scelta. In un momento in cui la Ocean Race non riesce a mettere assieme 7 barche per fare il giro del mondo, in Francia una flotta di 140 barche attraversa l’oceano a bordo di quanto di più sorprendente sia stato progettato per andare in mare, in qualunque declinazione di dimensione e tipologia.
Ci sono delle astronavi come gli Ultime che volano letteralmente attraverso l’Atlantico, una flotta enorme di imoca 60 con tutte le possibili configurazioni, una flotta di Class 40 che supera le 50 unità e poi i trimarani da 50 piedi e la classe Rhum.

A guardare anche superficialmente nelle “storie” della regata si incontrano oltre che la tecnologia portata all’estremo, storie di uomini e donne sorprendenti; c’è Francis Joyon che conquista un quarto posto negli Ultime alla bell’età di 68 anni, c’è Samantha Davies in regata contro il compagno con il quale ha un figlio, un’ex stella dello sci come Ivica Kostelic, velisti del passato, parenti di velisti del passato, un sacco di nazionalità rappresentate e qualunque fascia d’età.

 

Maxi Edmond de Rotschild. Foto

Per realizzare tutto questo è stato necessario rendere la vela uno sport popolare perché solo se popolare ci sono sponsor per 140 barche, altrettanti skipper e un pubblico enorme. Si parla di milioni di persone che seguono la regata con i vari mezzi di comunicazione e centinaia di migliaia che affollano le banchine della città di partenza, Saint Malò.
Più di un partecipante a questa Route du Rhum, incluso il vincitore Charles Caudrelier,
ha dichiarato che il sogno della vita, nato da bambino o ragazzino, è sempre stato quello di vincere questa regata.
Va da sé che un altro ingrediente del successo di un evento è quello della certezza del suo perdurare; se un ragazzino sogna di fare quella regata “da grande” è ovvio che dia per scontato che quella regata esisterà per sempre e, come lo crede lui, lo crederà lo sponsor, che quindi potrà pianificare marketing e investimenti.

Da quando una cospicua fetta delle riviste nautiche inglesi è dedicata regolarmente alla vela “francese” è diventato evidente che il baricentro della vela oceanica mondiale, che ci piaccia o no, sia diventato la Bretagna. E’ impossibile ignorare i numeri, il business, il successo e lo sviluppo della vela sportiva di quelle parti.
Gli altri eventi e progetti sono relegati in nicchie che hanno ciclicamente e giustamente il loro momento di gloria (Coppa America, Olimpiade, Sydney Hobart ecc…) ma che poi vengono ignorati nel frattempo. Mentre, al contrario, la macchina della vela a trazione bretone è sempre attiva e ha ramificazioni estesissime anche fuori dalla Francia.
La gran parte degli alberi dei class 40 sono costruiti in Romania, alcuni Imoca sono stati costruiti in Ungheria, diversi Imoca, e tra questi il vincente Linkedout, sono stati costruiti dalla Persico Marine di Nembro, così come Biotherm assieme ad un gran numero di altri foil per Ultime ed Imoca. La Refraschini di Legnano era a bordo del vincitore assoluto Gitana XIII, “Alla Grande Pirelli” di Ambrogio Beccaria è stato costruito a Genova da San Giorgio Marine… Questo per dare un esempio della ricaduta economica di un successo francese.

Gli Ultime in uscita dalle chiuse di Saint Malò

La stessa Ocean Race (nata inglesissima col nome di Whitbread) è stata “salvata” dagli Imoca dopo l’evaporazione della classe V65. Ho iniziato a lavorare con gli Imoca e gli ORMA60 nel 2000, le flotte erano molto piccole e, tranne le poche rockstar, gli altri andavano in giro con barche di seconda e terza mano. Da allora, tranne che per lo “scivolone” negli ORMA del 2003 che ne ha determinato la fine, è stato un continuo inarrestabile progresso che non può che essere preso ad esempio per sostenere questo sport”.
Stefano Beltrando (QI Composites)

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